Nel vasto catalogo delle produzioni dello Studio Ghibli, esiste un titolo che più di ogni altro ha diviso la critica internazionale e scatenato dibattiti tra gli appassionati di animazione giapponese: I racconti di Terramare (titolo originale: Gedo Senki, letteralmente “Le cronache di guerra di Ged”). Uscito nelle sale nel 2006, il film rappresenta un unicum storico per lo studio di Tokyo: non solo traspone sul grande schermo una delle saghe letterarie fantasy più celebri dell’Occidente, ma segna il traumatico e discusso debutto alla regia di Goro Miyazaki, figlio del leggendario premio Oscar Hayao Miyazaki.
Dati Tecnici dell’Opera
| Voce | Dettaglio |
| Titolo originale | Gedo senki (ゲド戦iki) |
| Titolo internazionale | Tales from Earthsea |
| Genere | Animazione, fantasy, avventura, drammatico |
| Soggetto originale | Ursula K. Le Guin (Ciclo di Earthsea) e Hayao Miyazaki (Il viaggio di Shuna) |
| Regia e Sceneggiatura | Goro Miyazaki |
| Co-Sceneggiatura | Keiko Niwa |
| Casa di produzione | Studio Ghibli |
| Colonna Sonora | Tamiya Terajima |
| Uscita originale (Giappone) | 29 luglio 2006 |
| Uscita in Italia | 20 aprile 2007 |
| Distribuzione italiana | Lucky Red |
Trama Approfondita e Analisi Narrativa

Il mondo di Terramare sta crollando. Un’oscura anomalia sta alterando l’Equilibrio del pianeta, provocando siccità, carestie, epidemie e la progressiva perdita della ragione tra gli esseri umani. I raccolti marciscono, il bestiame muore e la magia stessa sta svanendo. A confermare il definitivo collasso dell’ordine naturale è l’inquietante testimonianza di alcuni marinai, che giurano di aver visto due draghi combattersi ferocemente nei cieli dell’oceano. Nel folklore di Terramare, la terra e il mare appartengono agli uomini, mentre il fuoco e l’aria sono il regno dei draghi: l’apparizione di queste creature fuori dai loro confini indica che i confini della realtà si stanno disfacendo.
Nel palazzo reale del regno di Enlad, il saggio Sovrano fatica a trovare una soluzione. Ma il pericolo più grande si annida tra le mura di casa: suo figlio, il giovane Principe Arren, è tormentato da una gravissima forma di sdoppiamento della personalità. Una parte di lui è il classico principe mite e timoroso, mentre l’altra è un’ombra di pura violenza e furia sanguinaria. Durante una di queste violente crisi psicotiche, Arren aggredisce e uccide il re suo padre, per poi fuggire dal regno rubando la spada magica paterna, un’arma ancestrale che per incantesimo non può essere sguainata se non dal legittimo re o in caso di estrema necessità.
Fuggito nei deserti della terraferma, Arren si ritrova indifeso e viene attaccato da un branco di lupi. Viene salvato in extremis da Sparviere, un viandante silenzioso che si rivelerà essere Ged, l’Arcimago capo di tutti i maghi del mondo. Arren decide di unirsi a Sparviere nel suo cammino di ricerca della fonte del male.
Durante una sosta a Ort, una città portuale corrotta e dominata dal mercato nero e dalla droga (la morte-pesca), Arren interviene per salvare Therru, una ragazza dal viso parzialmente sfregiato dalle fiamme, dalle grinfie dei cacciatori di schiavi. Ferita nell’orgoglio e diffidente, Therru lo rifiuta e scappa. Poco dopo, colto di sorpresa dalle sue stesse farneticazioni mentali, Arren viene catturato dai medesimi mercanti, ma viene nuovamente liberato da Sparviere.
I due cercano rifugio nella fattoria di Tenar, una maga del passato e vecchia amica di Sparviere, che ha preso con sé proprio la giovane Therru. Qui, in una parentesi di faticosa armonia rurale, Arren impara a lavorare la terra e tenta di fare i conti con il proprio spettro interiore. Ma l’Equilibrio è minacciato da Aracne (Cob), un potente e spietato stregone che controlla il mercato degli schiavi e che pratica la magia oscura con l’unico obiettivo di scovare il segreto della vita eterna, terrorizzato dall’idea della morte.
Sfruttando la temporanea assenza di Sparviere e la debolezza psicologica di Arren, Aracne attira il principe nel suo castello. Lì lo manipola, somministrandogli una pozione oppiacea che fa prevalere la sua personalità malvagia e lo spinge a rivelare il suo vero nome (la fonte del potere di ogni essere in Terramare). Contemporaneamente, gli sgherri di Aracne assaltano la fattoria, catturano Tenar e lasciano Therru legata con un messaggio di ricatto per Sparviere: se vuole rivedere l’amica viva, l’Arcimago dovrà consegnarsi al castello.
Therru riesce a liberarsi grazie all’intervento dell’ombra “buona” di Arren, che si è materializzata fuori dal suo corpo come uno spettro di luce alla ricerca della sua controparte fisica. Guidata dallo spettro, la ragazza si infiltra nella fortezza di Aracne portando con sé la spada magica che Sparviere le aveva affidato. Trova il vero Arren sprofondato nell’apatia e nell’oscurità del senso di colpa, e grazie a un disperato atto di empatia e affetto, riesce a fargli accettare le proprie debolezze, riunificando il suo Ghost e la sua anima.
Il culmine del film si consuma in cima alla torre più alta del castello. Sparviere e Tenar sono privati dei loro poteri magici e pronti per l’esecuzione. Arren e Therru irrompono sulla scena: il principe, ora finalmente integro, riesce per la prima volta a sguainare la spada magica del padre, infusa di un potere che recide gli incantesimi oscuri di Aracne, mozzandogli una mano.
Messo alle strette, il corpo di Aracne inizia a decadere orribilmente, svelando la sua vera e mostruosa natura di cadavere deperito che rifiuta la morte. Lo stregone impazzito rapisce Therru e si rifugia sul tetto della torre. Arren lo insegue mentre la fortezza crolla. Quando ogni speranza sembra perduta e Aracne tenta di strangolare la ragazza, la vera natura di Therru si rivela: la giovane non è un essere umano biologico, ma l’incarnazione terrena di un drago. Trasformatasi in una maestosa creatura alata sputafuoco, Therru incenerisce Aracne una volta per tutte, ripristinando l’Equilibrio tra gli elementi. Il film si chiude con il ritorno della pace a Terramare, e Arren, conscio del suo crimine, decide di tornare a Enlad per espiare le sue colpe e scontare la sua pena.
Il Grande Malinteso Autoriale: Ursula K. Le Guin contro lo Studio Ghibli
La genesi di questo film è legata a una complessa e controversa vicenda di diritti d’autore che ha pesantemente influenzato la ricezione dell’opera in Occidente.
Il rifiuto a Hayao Miyazaki
Negli anni ’80, subito dopo aver fondato lo Studio Ghibli, Hayao Miyazaki – profondamente innamorato del Ciclo di Earthsea – contattò la scrittrice Ursula K. Le Guin per chiederle i diritti per un adattamento animato. La Le Guin, non conoscendo il cinema d’animazione giapponese e associandolo erroneamente ai prodotti commerciali occidentali stile Disney, rifiutò categoricamente.
Il cambio di rotta e il “tradimento”
Anni dopo, dopo aver visto e amato Il mio vicino Totoro e il film premio Oscar La città incantata, la Le Guin capì la caratura artistica di Miyazaki e decise di ricontattare lo Studio Ghibli per cedere i diritti. Tuttavia, Hayao Miyazaki in quel momento era impegnato nella produzione de Il castello errante di Howl e il produttore Toshio Suzuki prese una decisione azzardata: affidare il progetto al primogenito del regista, Goro Miyazaki, che all’epoca era un architetto paesaggista e non aveva alcuna esperienza nel campo dell’animazione.
La Le Guin espresse pubblicamente il suo forte disappunto dopo la prima del film. Pur lodando lo sforzo visivo e i disegni della Production I.G e del team Ghibli, criticò aspramente la sceneggiatura. Il film, infatti, pur prendendo il nome della saga, stravolgeva i libri: fondeva elementi del primo, terzo e quarto romanzo, modificando radicalmente il messaggio pacifista della scrittrice e inserendo una violenza (il parricidio iniziale di Arren) completamente assente nel testo originale. Inoltre, gran parte dell’estetica e delle situazioni (la fattoria, i lupi, il viaggio del ragazzo) non provenivano da Terramare, ma da Il viaggio di Shuna (Shuna no Tabi), un manga ad acquerello scritto dallo stesso Hayao Miyazaki nel 1983.
Analisi dei Temi Filosofici e Psicologici
Nonostante le critiche sulla gestione del ritmo, I racconti di Terramare offre spunti di riflessione filosofica e psicologica di enorme spessore, tipici della poetica Ghibli ma declinati con una venatura più cupa.
L’Accettazione della Morte come Fonte della Vita
Il tema centrale del film è lo scontro tra la filosofia di Ged (Sparviere) e quella dell’antagonista Aracne. Aracne rappresenta la hybris umana: il rifiuto della mortalità e il desiderio di controllare l’eterno. Ged spiega ad Arren che rifiutare la morte significa rifiutare la vita stessa. La vita ha valore, bellezza e significato proprio perché è transitoria e limitata. Cercare di sfuggire alla morte a tutti i costi, come fa Aracne attraverso la magia nera, trasforma l’essere umano in un mostro svuotato di ogni briciolo di umanità.
L’Enigma del Genere di Aracne (Cob)
Aracne è senza dubbio uno dei villain più disturbanti e stratificati dello Studio Ghibli. Visivamente presenta un’androginia totale: ha le sembianze, i lineamenti e la voce di una giovane donna, ma parla di sé al maschile e viene identificato da tutti come un “mago” (e non come una strega).
Questa ambiguità sessuale non è casuale, ma è la rappresentazione fisica del suo peccato filosofico: nel tentativo ossessivo di manipolare il proprio corpo e la propria anima per sfuggire alla vecchiaia e alla morte, Aracne ha perso i confini della propria identità biologica e personale. È un essere artificiale, deformato dagli esperimenti magici condotti su se stesso, che crolla fisicamente nel finale svelando un aspetto grottesco, liquefatto e spaventoso.
Accoglienza Critica e Successo Commerciale: Il Caso Venezia 2006
Il destino distributivo del film ha vissuto una schizofrenia totale tra l’Oriente e l’Occidente.
Il flop critico a Venezia
Nel 2006, il film venne selezionato fuori concorso alla 63ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. L’attesa era spasmodica, ma l’accoglienza della stampa internazionale fu gelida. I critici occidentali stroncarono la pellicola, giudicandola troppo frammentaria, priva della fluidità narrativa tipica dei film di Hayao Miyazaki e penalizzata da un montaggio a tratti legnoso. Il confronto diretto tra padre e figlio gravò come un macigno sul debutto di Goro.
Il trionfo al Box Office giapponese
In patria, tuttavia, il verdetto del pubblico fu diametralmente opposto. Forte del prestigioso marchio Studio Ghibli e del fascino della saga letteraria, I racconti di Terramare balzò immediatamente in cima alle classifiche dei botteghini giapponesi, incassando oltre 76 milioni di dollari. Il film mantenne il primo posto nella classifica dei film più visti per ben cinque settimane consecutive, surclassando le produzioni hollywoodiane contemporanee e dimostrando un appeal commerciale straordinario.