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I racconti di Terramare 2006: Il controverso fantasy dello Studio Ghibli tra mito, realtà e conflitti generazionali

I racconti di Terramare (Gedo Senki): Il controverso fantasy dello Studio Ghibli tra mito, realtà e conflitti generazionali

I racconti terramare (2006) : I PRIMI 5 MINUTI — il mondo che tossisce

I racconti di Terramare (Gedo Senki): Il controverso fantasy dello Studio Ghibli tra mito, realtà e conflitti generazionali

Il film non inizia con il logo Ghibli. Inizia con un suono ovattato, come un tuono sott’acqua.
I draghi. Una nave da guerra solca un mare color piombo. Il cielo è viola. I marinai non guardano la tempesta, guardano in alto: due draghi si azzannano sopra le nuvole, si avvitano, uno sgozza l’altro. Per Terramare è eresia. I draghi stanno a ovest, nel vento, gli uomini a est, sulla terra. Se si toccano, l’Equilibrio è rotto. Un vecchio sussurra la frase che apre tutto.
La terra. Stacco secco. Campi di grano che marciscono ancora verdi. Capre che partoriscono morti. Un mago di villaggio prova a lanciare un incantesimo per la pioggia, si ferma a metà, ha dimenticato la parola. La magia sta svanendo.

Il palazzo. Enlad. Il Re è al tavolo di guerra, le mappe piene di spilli rossi: carestie, rivolte, rotte scomparse. Non urla, è esausto. Fuori dalla porta, suo figlio Arren, 17 anni, ascolta. Ha le occhiaie scavate. Non è un principe viziato che non dorme per i banchetti: ogni notte sente una voce dentro che gli dice morirai.

La stanza. Buio. Arren fissa la spada del padre appesa al muro. La leggenda dice che non esce dal fodero se non per mano del vero re. La prende, la mano trema. La voce diventa un urlo. Non vediamo l’omicidio, vediamo solo l’ombra sulla parete che si alza e ricade. Taglio. Alba nel deserto. Arren a cavallo, la spada legata alla sella, sta scappando. Non da un esercito. Da se stesso.

In cinque minuti hai capito che non è un film su come si salva il mondo. È un film su come si fugge da una colpa che non sai ancora nominare.

I racconti di Terramare 2006 : IL VIVO DELLA STORIA — tre persone rotte che si trovano

I racconti terramare 2006: Il controverso fantasy dello Studio Ghibli tra mito, realtà e conflitti generazionali

L’incontro con Ged. Arren vaga finché i lupi non lo buttano giù. Lo salva Ged, che tutti chiamano Sparviere. È l’Arcimago di Roke, l’uomo più potente di Terramare, e cammina come un contadino con un bastone. Non lo guarisce con un incantesimo, gli dà acqua. Non gli chiede “chi sei”, gli dice “vieni”.

Hort, la città che marcisce. È il porto dove muore Terramare: bambini venduti, Hazia (una droga che ti fa dimenticare il tuo Vero Nome), mercanti che comprano spade rubate. Qui Arren vede Therru per la prima volta: 14 anni, metà viso bruciato,

un bastone più alto di lei. Due uomini la trascinano. Arren interviene d’istinto, lei si libera da sola, lo guarda come un insetto e scappa. Più tardi sputa a Ged: “non ti devo niente”. È la prima persona che non lo chiama Altezza.

La fattoria di Tenar. Ged li porta da Tenar, ex Sacerdotessa delle Tombe di Atuan che ha scelto di smettere di essere maga. Zappa, alleva capre, ha raccolto Therru quando nessuno la voleva. Per venti minuti di film non succede niente di magico, ed è voluto. Gorō, che era architetto paesaggista prima di dirigere, aveva progettato il Museo Ghibli mattone per mattone dal 1998 al 2005, e qui mette in scena la sua idea di guarigione: Arren impara a portare secchi, riparare staccionate, stare zitto al tramonto. Per la prima volta la voce nella testa si abbassa. 

Il nemico. Cob, chiamato Aracne. Non vuole conquistare, vuole non morire mai. Ha aperto una breccia tra vita e morte e sta succhiando la vita al mondo. È androgino, pallido, più cerca l’immortalità più il corpo gli si sfalda. È Arren se Arren non avesse incontrato nessuno.

I racconti di Terramare 2006 – LE EMOZIONI DEL CAMMINO — cosa prova, cosa lascia

I racconti terramare 2006: Il controverso fantasy dello Studio Ghibli tra mito, realtà e conflitti generazionali

Arren prova vergogna, non coraggio. Vergogna calda che gli stringe lo stomaco ogni volta che tocca la spada del padre. La porta perché è l’unica cosa di casa, ma non riesce a sfoderarla non per magia, ma perché non si sente degno. Sogna sempre il corridoio prima dell’omicidio, non dopo. Si sveglia con le mani sudate.

Cosa lascia indietro? Non un regno. Lascia l’identità di “principe”. Nel deserto perde il cavallo, a Hort perde i soldi, alla fattoria perde l’orgoglio. Solo quando non ha più niente sente un peso giusto: quello di un secchio d’acqua, non di una corona.

La sua paura più grande non è morire, è essere inutile. Quando Cob gli offre la Hazia, quasi cede perché promette oblio. Ged gli aveva detto: “No man nor any living thing in this world preserves their life forever… Life is a wave on the sea. Would you force the sea to grow still to save one wave?”. Arren all’inizio odia quel dono. Poi, vedendo Therru lavorare nonostante le cicatrici, capisce: il dono è sapere che hai poco tempo. 

Therru prova rabbia. È stata venduta, bruciata, toccata senza permesso. Quando Arren la salva si arrabbia: “perché ti impicci?”. La sua emozione dominante è diffidenza. Poi, vedendolo zappare senza lamentarsi, prova rispetto. Non lo dice, gli lascia il pane più grande.

Cosa lascia? L’idea di doversi nascondere. Inizia a cantare mentre lavora, una ninnananna di Tenar. È il segno che sceglie di restare umana, anche se dentro è altro. La sua frase chiave lo spiega: “You think your life belongs to you? Tenar gave me my life… that is the only way we can live forever”. 

Ged prova pazienza. Potrebbe risolvere tutto con una parola. Non lo fa. Ha visto troppi ragazzi cercare scorciatoie. La sua tristezza è antica: accompagna, non trascina.

I racconti di Terramare 2006 – PERCHÉ QUESTO È IL VERO FILM

I racconti terramare 2006: Il controverso fantasy dello Studio Ghibli tra mito, realtà e conflitti generazionali

Non ti racconto il finale perché non importa chi vince. Importa cosa Arren sceglie di portarsi dietro: la vergogna, non cancellarla; il ricordo del padre, non la spada; Therru non come salvatrice, ma come testimone.

Terramare non parla di come si diventa eroi, ma di come si smette di scappare. In un mondo che ti dice “sii felice, sii eterno”, un film che dice “va bene avere paura, va bene essere rotto” è un atto di resistenza.

I racconti di Terramare 2006 – SCHEDE PERSONAGGIO — versione RPG

PersonaggioClasseEtàForzaDebolezzaAbilitàCitazione
GedArcimago∼60Saggezza, Vero NomeRifiuta magia offensivaOnda del Mare“Life is a wave on the sea…”
ArrenPrincipe17Resilienza, spadaAttacchi di panicoSfodero del Re“You must face it, Cob. Everyone fears their own mortality.”
TherruDrago umano∼14-15Fuoco, empatiaTrauma, diffidenzaRitorno alla Luce“Tenar gave me my life…”
TenarFattoressa∼50Cura, autorità moraleNessun combattimentoRadici di Atuan
CobStregoneimmortaleImmortalità, illusioniCorpo in decomposizionePorta Vita Eterna“Eternal life…”

I racconti di Terramare 2006 – SCHEDA TECNICA COMPLETA

VoceDettaglio
Titolo originaleGedo Senki (ゲド戦記)
RegiaGorō Miyazaki (debutto)
SceneggiaturaGorō Miyazaki, Keiko Niwa
SoggettoUrsula K. Le Guin (libri 3-4 di Earthsea) + Hayao Miyazaki (Il viaggio di Shuna)
ProduttoreToshio Suzuki
MusicheTamiya Terashima, con Carlos Núñez (gaite in 11 brani su 22), voce Aoi Teshima
Uscita Giappone29 luglio 2006
Uscita Italia20 aprile 2007 (Lucky Red)
Durata115 min
Budget∼22 milioni $
Incasso Giappone7,8 miliardi yen (∼66 milioni $)
Incasso mondiale68.048.658 $

I racconti di Terramare 2006 – IL GRANDE MALINTESO

I racconti terramare 2006: Il controverso fantasy dello Studio Ghibli tra mito, realtà e conflitti generazionali

Anni ’80: Hayao chiede i diritti, Le Guin rifiuta perché non conosce l’anime. Dopo Totoro cambia idea: “se qualcuno deve farlo, è Miyazaki”. Nel 2003 Hayao è su Howl, Suzuki affida il film a Gorō. Hayao è contrario, la produzione è tesissima. Le Guin voleva Hayao, non il figlio.

Dopo Venezia, Le Guin scrive: era delusa nel vedere Havnor “non solo piena di pirati e maghi malvagi, ma nel vederla e basta”. Aveva ragione: il film mescola i libri e aggiunge il parricidio, che in Le Guin non esiste. 

I racconti di Terramare 2006 – LA PRODUZIONE NEL CAOS

Ghibli di solito impiega 2-3 anni. Terramare fu animato in meno di un anno. Gorō non aveva mai diretto, padre e figlio non si parlavano. Il risultato: montaggio legnoso, ma anche urgenza vera.

La musica fu l’ancora: colonna sonora pubblicata il 12 luglio 2006 come SACD ibrido, con Núñez che registrò in una chiesa galiziana per avere il riverbero giusto. 

I racconti di Terramare 2006 – TEMI

  • Morte come dono: Ged contro Cob è Tao contro hybris.
  • Ombra integrata: Arren non uccide la sua parte oscura, la accetta.
  • Lavoro manuale: la fattoria è la terapia di Gorō architetto.
  • Identità fluida: Cob androgino mostra cosa succede a forzare il corpo.

I racconti di Terramare (2006) – ACCOGLIENZA

  • Venezia 2006: fuori concorso, critica gelida. 
  • Giappone: 5 settimane al #1, incasso record dell’anno.
  • USA: primo Ghibli distribuito da Disney con PG-13 per violenza.
  • Premi: nomination Japan Academy, ma anche Bunshun Raspberry come peggior film. 

I racconti di Terramare 2006 – CURIOSITÀ

  1. La casa di Tenar è identica alla casa di Totoro ricostruita da Gorō per l’Expo 2005.
  2. La spada di Arren ha un errore di grammatica in Hardic scoperto dai fan.
  3. Hayao disegnò di nascosto tre layout dei draghi, poi li strappò.
  4. Aoi Teshima fu scelta a 18 anni dopo un provino per una pubblicità.
  5. Il doppiaggio USA ha Willem Dafoe (Cob) e Timothy Dalton (Ged).

PERCHÉ NON È DA ODIARE

  1. Fatto senza rete: un esordiente che impara a nuotare buttandosi.
  2. Fondali da museo: Hort è sporca, vera, non fantasy patinato.
  3. Musica non-Hisaishi: celtica, marina, umana.
  4. Parla di morte ai ragazzi: più attuale di Totoro.
  5. Protagonisti rotti: non eroi, adolescenti veri.
  6. Ha pagato Ponyo: senza i suoi 68 milioni, Ghibli non avrebbe avuto fiato.
  7. Ha riunito padre e figlio: dopo la lite, Hayao disse a Gorō: “è stato fatto onestamente”.

I racconti terramare 2006 – QUINDI VALE LA PENA?

Sì. Tre volte.

Guardalo a 17 anni per capire che la vergogna non ti uccide. Guardalo a 40 per capire cosa vuol dire lasciare andare un figlio. Guardalo da fan Ghibli per capire che i capolavori perfetti li fanno in tanti, i capolavori umani li fa solo chi ha il coraggio di debuttare senza paracadute.

Non guardarlo per i draghi. Guardalo per il ragazzo che, dopo aver perso tutto, impara a respirare senza trattenere il fiato.

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