Chi è Pinocchio e quando è nato
Pinocchio, il burattino di legno più celebre al mondo e protagonista del romanzo Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, non trae origine da antiche tradizioni popolari o narrazioni folkloristiche, bensì da una precisa e geniale intuizione letteraria. L’opera è frutto della mente dello scrittore e giornalista italiano Carlo Lorenzini,

universalmente consacrato alla storia con lo pseudonimo di Carlo Collodi. La genesi del personaggio risale al 1881: il primo nucleo narrativo vide la luce il 7 luglio di quell’anno, pubblicato a puntate sul Giornale per i bambini,
un noto periodico settimanale dell’epoca. Nei piani originali dell’autore, l’arco narrativo si sarebbe dovuto concludere drammaticamente al quindicesimo capitolo con la morte del protagonista. Tuttavia, la straordinaria e inaspettata mobilitazione dei giovani lettori convinse Collodi a riprendere la stesura dei testi, che culminarono nella prima, storica pubblicazione in volume unico nel febbraio del 1883, arricchita dalle illustrazioni di Enrico Mazzanti.
Fin dalla sua prima apparizione, Pinocchio si è imposto come una figura atipica. Caratterizzato dall’iconico naso che si allunga a ogni menzogna, non incarna il classico eroe senza macchia. Al contrario, si presenta come un individuo complesso, al contempo monello, ingenuo, testardo e facilmente influenzabile. Questa natura imperfetta lo rende la perfetta metafora del percorso di formazione umana, un viaggio costellato di tentazioni, errori e ostacoli inevitabili che ogni bambino deve affrontare per raggiungere la maturità dell’età adulta.
L’uomo che si cela dietro questo capolavoro, Carlo Lorenzini, nacque a Firenze il 24 novembre 1826. La scelta di firmare le sue opere più celebri con l’appellativo “Collodi” rappresentò un intimo omaggio al piccolo borgo toscano in provincia di Pistoia che aveva dato i natali a sua madre e dove egli stesso aveva trascorso gli anni formativi dell’infanzia. Prima di affermarsi come pioniere della letteratura per l’infanzia, Lorenzini condusse un’esistenza poliedrica e animata da forti ideali risorgimentali. Partecipò come volontario alle guerre d’indipendenza italiane del 1848 e del 1859, e si distinse come acuto commentatore politico e satirico fondando diverse testate, tra cui Il Lampione, attraverso le quali analizzava con tagliente ironia le contraddizioni della società dell’epoca. Il suo avvicinamento alla narrativa per i più giovani avvenne solo a partire dagli anni Settanta dell’Ottocento, inizialmente attraverso la traduzione delle celebri fiabe francesi di Charles Perrault e, successivamente, con la creazione di figure pedagogiche come Giannettino. L’approccio di Collodi fu rivoluzionario: egli rifiutava categoricamente l’idea di dover proteggere i bambini offrendo loro narrazioni edulcorate o prive di asperità. La sua prosa, intrisa di sarcasmo e a tratti spietatamente realistica, si faceva specchio fedele di un’Italia post-unitaria rurale, complessa e ricca di chiaroscuri. Nonostante l’immediato riscontro di pubblico, l’autore si spense improvvisamente a Firenze il 26 ottobre 1890, ignaro della portata monumentale che la sua creazione avrebbe assunto da lì a pochi anni.
Oggi, quantificare con esattezza scientifica il volume di vendite di Pinocchio è un’impresa che rasenta l’impossibile. Essendo i diritti d’autore decaduti da oltre un secolo, migliaia di case editrici in tutto il globo hanno immesso sul mercato infinite varianti del testo, rendendo vana l’esistenza di un registro commerciale univoco. Ciononostante, gli studi condotti dagli storici della letteratura e dalla Fondazione Nazionale Carlo Collodi tratteggiano uno scenario impressionante: con oltre 80 milioni di copie stimate, Le avventure di Pinocchio si colloca stabilmente nell’empireo dei libri più venduti nella storia dell’umanità. Il testo vanta inoltre un record assoluto sul fronte linguistico, posizionandosi subito dopo la Bibbia e Il Piccolo Principe tra i testi più tradotti di sempre, con oltre trecento versioni in lingue, dialetti, latino ed esperanto. Solo in Italia, l’opera rappresenta un pilastro generazionale inossidabile, mantenendo una presenza capillare all’interno dei percorsi scolastici e delle biblioteche domestiche, e registrando ancora oggi costanti volumi di ristampa.
Il consolidamento del mito di Pinocchio deve moltissimo anche all’impatto dei media visivi. Sebbene la Rai avesse già proposto un adattamento in bianco e nero nel 1959, fu lo sceneggiato televisivo diretto da Luigi Comencini, trasmesso nella primavera del 1972, a segnare uno spartiacque culturale. Questa miniserie vantava intuizioni registiche folgoranti: discostandosi dal canone letterario, Comencini scelse di far interpretare il protagonista fin dall’inizio da un bambino in carne e ossa, Andrea Balestri, destinato a tramutarsi in legno solo come conseguenza delle proprie mancanze morali. Supportata da un cast di calibro eccezionale, che annoverava Nino Manfredi in un Geppetto di struggente umanità, Gina Lollobrigida, Vittorio De Sica e il duo Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, l’opera incollò agli schermi oltre 21 milioni di telespettatori a puntata. Grazie anche alle indimenticabili musiche di Fiorenzo Carpi, questo sceneggiato travalicò i confini nazionali, esportando in tutta Europa un adattamento poetico e fedele allo spirito malinconico di Collodi, proponendosi come la più forte alternativa d’autore rispetto al celebre lungometraggio animato disneyano del 1940.
Nei decenni successivi, la fascinazione per il burattino non ha conosciuto battute d’arresto, attraversando generi e linguaggi eterogenei. Negli anni Settanta, l’animazione giapponese della Tatsunoko ne diffuse una rilettura internazionale di grande presa, mentre il cinema del nuovo millennio ha continuato a offrirne interpretazioni d’autore straordinarie e diversificate. Nel 2019, Matteo Garrone ha restituito alla favola la sua estetica più terrena e artigiana, dirigendo un commovente Roberto Benigni nei panni di Geppetto. Pochi anni dopo, nel 2022, il regista messicano Guillermo del Toro ha trionfato agli Oscar con un capolavoro in animazione stop-motion, reinventando audacemente l’opera: ambientando la trama nell’Italia fascista degli anni Trenta, ha trasformato Pinocchio in un potente simbolo di disobbedienza intellettuale, l’unico in grado di rifiutare l’omologazione in una società di soldati pronti a comportarsi da veri e propri burattini di carne. Parallelamente, Robert Zemeckis ha curato il live-action dell’intramontabile classico per la Disney, mentre il teatro contemporaneo ha fatto dell’opera un fertile terreno di sperimentazione, dai grandi successi del musical firmato dai Pooh e Saverio Marconi, fino alle provocazioni delle regie teatrali d’avanguardia che utilizzano il tema della ribellione filiale per indagare i disagi della contemporaneità.
In un’epoca dominata dalla rapidità dei consumi digitali, è lecito interrogarsi sulla tenuta di questa narrazione presso i più piccoli. Se la consuetudine della lettura serale del libro cartaceo può registrare una fisiologica flessione a favore di nuovi media, l’eredità del personaggio è tutt’altro che in via d’estinzione: sta semplicemente evolvendo. I bambini e gli adolescenti odierni scoprono la figura di Collodi attraverso produzioni animate modernizzate come Pinocchio and Friends, o tramite fenomenali riletture videoludiche come Lies of P, un titolo dark-fantasy di successo globale che ha spinto milioni di giovani a riscoprire le origini del mito.
Tutto ciò consente di inquadrare l’opera non più come una semplice favola, ancorata a morali rigide o a bestiari antropomorfi, né tantomeno come una leggenda confinata al folklore del passato. Pinocchio si è definitivamente trasceso in un mito popolare moderno, un vero e proprio archetipo sociologico. L’immaginario del naso che si allunga è diventato un codice culturale universale. Il capolavoro di Collodi sopravvive e prospera in ogni angolo del mondo perché racchiude l’essenza stessa della condizione umana: nasciamo tutti come materia grezza, e solo affrontando gli inevitabili inganni, le cadute e le asprezze del vivere quotidiano, impariamo a conquistare la nostra definitiva e autentica umanità.








