Rivivi Tarantasio: il Drago del Lago Gerundo tra miasmi, santi e Visconti

Tarantasio il Drago del Lago - Tarantasio: il Drago del Lago Gerundo tra miasmi, santi e Visconti

Rivivi Tarantasio, il Drago del Lago Gerundo tra miasmi, santi e Visconti, Oggi ci immergiamo nelle acque stagnanti della Pianura Padana e analizziamo ogni dettaglio sul Tarantasio, il drago più temuto della Lombardia. Per capirlo davvero, però, non dobbiamo guardare solo il fondo del lago, ma salire su una zattera di pescatori del Medioevo.

Un incubo nato nel miasma (e nella paura)

Tarantasio il Drago del Lago - Un incubo nato nel miasma (e nella paura)

Mettetevi nei panni di un pescatore dell’anno 1100. Siete su una barca di legno in mezzo al Lago Gerundo, tra Adda e Serio. È alba, l’acqua è ferma e dall’argine sale un odore dolciastro di uova marce. Non è il diavolo, è chimica.

A quel tempo il Gerundo non era un lago limpido. Era un vasto specchio d’acqua stagnante, a regime instabile, a cavallo dei letti di Adda e Serio. Le esalazioni sgradevoli erano dovute all’acido solfidrico e ad altri composti solforati che affioravano dal fondo melmoso insieme al metano. Fenomeno misterioso per la popolazione, che perciò ne incolpava un animale fantastico.

Oggi il Gerundo non esiste più, bonificato progressivamente dai monaci con il potenziamento del canale della Muzza. Nel Medioevo la tradizione lo descriveva come una palude di circa 200 km². Per chi ci viveva, ogni febbre palustre era un morso del drago.

Ed è qui che nasce Tarantasio: il demone che divorava i bambini, distruggeva le imbarcazioni e ammorbava l’aria con il suo fiato pestilenziale, causando quella che la gente chiamava “febbre gialla”. Non era la vera febbre gialla tropicale, ma il nome popolare per la malaria delle risaie.

Identikit del mostro: un serpente fuori misura

Tarantasio il Drago del Lago - Identikit del mostro: un serpente fuori misura

Questo è il “mostro”. Biacco, Hierophis viridiflavus, il serpente nero dal muso giallo delle nostre campagne.

Nell’immaginario collettivo c’è la possibilità che questo serpente sia stato scambiato per un mostro d’acqua. Come sappiamo, i serpenti sono ottimi nuotatori e ogni tanto se ne trova uno a farsi una nuotata nei laghi o nei corsi d’acqua. È nero, è silenzioso e, se non lo conosci, fa paura.

Detto così, però, è un po’ strano: una volta la gente viveva a stretto contatto con la natura,

com’è possibile che abbiano scambiato per un mostro un serpente che a malapena arriva a due metri?

Adesso immergiamoci più a fondo nell’immaginario collettivo e vediamo cosa scopriamo!

Tarantasio il Drago del Lago - Adesso immergiamoci più a fondo nell'immaginario collettivo e vediamo cosa scopriamo!

Nell’immaginario collettivo, Tarantasio è semplicemente un drago d’acqua cresciuto troppo.

La prima descrizione arriva già nel 1100 dal monaco Sabbio di Lodi: “Una creatura serpentiforme, la testa enorme con grandi corna e coda e zampe palmate, sputava fuoco dalla bocca e fumo dal naso… come un drago, nuotava nelle acque del Gerondo, si nutriva soprattutto di carne di bambini e di uomini e appena vedeva una barca vi si gettava contro fracassandola. Il suo stesso fiato provocava pestilenze”.

Nel Cinquecento Ulisse Aldrovandi lo disegna e lo classifica come una viverna: corpo da serpente, un solo paio di zampe e due piccole ali. Una delle raffigurazioni più recenti del drago fu realizzata proprio da Aldrovandi. 

Un esercito di draghi padani

Le cronache medievali non parlano solo di Tarantasio. Testi e manoscritti citano figure come il Basilisco e il Tarantasio come creature realmente temute, con scopo pedagogico. 

Attorno al Gerundo sono nate tre versioni diverse:

  1. Il Tarantasio classico: il divoratore di bambini del lago.
  2. Il drago di Ezzelino: una tradizione popolare racconta che sarebbe nato dalle carni putrefatte del condottiero Ezzelino III da Romano, morto proprio in quelle terre.
  3. Il Biscione dei Visconti: la leggenda più suggestiva attribuisce l’uccisione al capostipite dei Visconti, che avrebbe poi adottato come simbolo la creatura sconfitta.

La memoria è rimasta nei nomi: una frazione di Cassano d’Adda si chiama ancora oggi Taranta, in riferimento alla leggenda.

Il menu del mostro

Il drago non era schizzinoso. Il suo menu, secondo la tradizione, era fatto di tre portate: bambini, barche e aria avvelenata.

Cronache del terrore: i primi avvistamenti scritti

Il mito ha radici antichissime. Già Plinio il Vecchio, citando Strabone, riferiva che gran parte della Cispadana era occupata da una grande palude.

Poi arrivano le prove scritte:

  • 1100: il monaco Sabbio descrive il drago.
  • 1204: l’unico documento che nomina il “mare Gerundo” nel Codice Diplomatico Laudense.
  • 1563: i monaci olivetani fanno apporre una tavola nella chiesa di San Cristoforo a Lodi per commemorare il miracolo del prosciugamento del lago operato dal santo per liberare il territorio dal drago.
  • 1650: il poeta lodigiano Filiberto Villani scrive: “Ove col fiato o con la spoglia tocca / Secca piante, erbe aduggia il serpe infame… / Di sangue uman con sitibonde brame”.

Il drago era anche dipinto. Un riferimento esplicito si trova in un affresco del XIII-XIV secolo nel chiostro di San Marco a Milano, un altro nella chiesa di San Giorgio in Lemine ad Almenno (fine ‘300), e una probabile raffigurazione dell’XI secolo nell’Abbazia di San Pietro al Monte di Civate.

Il panico a terra: santi e imperatori

Tarantasio il Drago del Lago - Il panico a terra: santi e imperatori

Per i lodigiani Tarantasio era la personificazione della palude. Alcune fonti popolari attribuiscono il prosciugamento a San Cristoforo, che avrebbe sconfitto il drago, o a Federico Barbarossa. Altre leggende dicono che fu il capostipite dei Visconti a ucciderlo e a prendere il biscione come stemma.

Il mostro nella chiesa

La leggenda vuole che la tomba del drago sia sull’isolotto Achilli, nel ponte sull’Adda a Lodi. Un tempo lo scheletro intero era conservato presso la chiesa di Sant’Andrea a Lodi, fino al XVIII secolo. Una supposta costola era a San Cristoforo fino all’epoca napoleonica.

Altre costole sono ancora oggi a Pizzighettone (170 cm), ad Almenno San Salvatore (260 cm) e a Sombreno. Quest’ultima fu studiata nel XIX secolo dal naturalista Enrico Caffi, che la identificò come appartenente a un mammut.

La verità sotto il fango

La parola “Gerundo” probabilmente non viene da un mostro, ma da géra, cioè ghiaia in lombardo. E la geologia ci dice che la valle dell’Adda era formata già 5.000 anni fa, e la zona era abitata da Galli e Romani, con una strada romana da Milano a Cremona in pieno “lago Gerundo”. Il “mare” era probabilmente solo una terra ghiaiosa e poco fertile, non un vero mare interno.

Il drago era il modo medievale per spiegare la malaria.

Il XXI secolo: il drago esce dall’ombra

Tarantasio non è morto. La leggenda fu fonte di ispirazione per lo scultore Luigi Broggini, che prese a modello Tarantasio per ideare l’immagine del cane a sei zampe, marchio simbolo dell’Agip prima e dell’Eni poi.

Da mostro pestilenziale a logo energetico: ha solo cambiato pelle.


Siamo partiti dalle paludi dove i contadini confondevano il metano con i demoni, e siamo arrivati a un brand da miliardi. Tarantasio esiste davvero, non come rettile ma come memoria dell’acqua stagnante, della paura delle febbri e del bisogno di eroi per bonificare.

Finché camminerai tra Adda e Serio e troverai una via chiamata “Gerundo” o la località Taranta, avrai la prova che un drago può sopravvivere senza acqua: gli basta un nome.

Lady Morgana

Lady Morgana

Esperta di viaggi in Puglia e Salento. Dal 2019 aiuto viaggiatori a scoprire spiagge segrete, borghi autentici e la cucina locale. Tutti i consigli sono testati personalmente durante i miei soggiorni tra Lecce, Otranto e Santa Maria di Leuca.

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