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Le candele dell’Avvento un ponte tra mito e fede:

Le Candele dell' avvento

Le candele dell’Avvento sono uno dei simboli più suggestivi del periodo natalizio: rappresentano la luce che cresce settimana dopo settimana, accompagnando l’attesa della nascita di Gesù.


Origini e significato
• L’Avvento è il tempo liturgico che precede il Natale, celebrato fin dal IV secolo.
• La tradizione delle candele dell’Avvento nasce in Nord Europa, diffondendosi poi nelle comunità cristiane.
• Le candele sono collocate su una corona di rami verdi (abete o pino), simbolo di vita eterna.


Le quattro candele
Ogni candela ha un significato preciso e viene accesa in una delle quattro domeniche di Avvento:
1. Prima candela – Speranza
Rappresenta l’attesa fiduciosa della venuta del Messia.
2. Seconda candela – Fede
Simboleggia la preparazione spirituale e la fiducia nella promessa divina.
3. Terza candela – Gioia
Spesso di colore rosa, ricorda la gioia che si avvicina con il Natale.
4. Quarta candela – Pace
Illumina l’ultima settimana, richiamando la pace portata da Cristo.


Colori e simbolismo
• Viola: penitenza e riflessione.
• Rosa: gioia e festa (terza domenica, detta Gaudete).
• Bianco (talvolta aggiunto come quinta candela al centro): purezza e luce di Cristo.
Dimensione mitica e leggendaria
• La luce crescente delle candele richiama antichi riti solstiziali, in cui il fuoco e la luce erano simboli di rinascita.
• La corona circolare rimanda all’eternità e al ciclo della vita, un concetto che unisce tradizione cristiana e simbolismi pagani.
• In molte leggende popolari, le candele dell’Avvento sono viste come sentinelle di speranza, capaci di proteggere la casa dalle tenebre e portare benedizione.

Sebbene i riti della luce risalgano al IV secolo, la “Corona dell’Avvento” come la conosciamo oggi ha un padre preciso: il pastore protestante Johann Hinrich Wichern (1808–1881).

  • Il Luogo: Amburgo, Germania.
  • L’Anno: 1839.
  • Il Contesto: Wichern aveva fondato la “Rauhes Haus”, una casa di accoglienza per bambini poveri e orfani della zona industriale di Amburgo.
Il “Perché” della sua nascita: Un calendario per i bambini

La corona nacque da un’esigenza pratica ed educativa: durante il periodo dell’Avvento, i bambini chiedevano continuamente: “Quando arriva il Natale?”.

Per aiutarli a visualizzare il passare del tempo e a gestire l’impazienza, Wichern costruì un grande cerchio di legno (ricavato da una vecchia ruota di carro) e vi posizionò sopra delle candele:

  1. 20 candele rosse piccole: per i giorni feriali (dal lunedì al sabato).
  2. 4 candele bianche grandi: per le quattro domeniche di Avvento.

Ogni giorno veniva accesa una candela nuova. Se l’Avvento era più corto o più lungo (a seconda di quando cadeva la domenica), il numero delle candele rosse variava, ma le 4 bianche rimanevano il punto di riferimento.

L’Evoluzione: Dal legno ai rami di pino

Solo successivamente, intorno al 1860, si iniziò a decorare il cerchio di legno con dei rami di abete o pino. Il colore verde della natura simboleggiava la vita che resiste all’inverno, rendendo l’oggetto molto più simile alla corona che usiamo oggi nelle nostre case.

La diffusione nel mondo cattolico

Nonostante sia nata in ambiente protestante, la tradizione era così suggestiva che dopo la Prima Guerra Mondiale si diffuse rapidamente anche nelle chiese cattoliche e nelle case di tutta Europa e del mondo. Con il tempo, il numero delle candele è stato semplificato a quattro (una per domenica), eliminando quelle feriali per renderla più pratica da tenere in casa.

Una Luce nel Buio: La Storia di Johann e i Ragazzi di Amburgo

Immaginate la periferia di Amburgo nel 1839. L’inverno è rigido, le strade sono fangose e il porto è avvolto da una nebbia gelida. In una vecchia casa chiamata Rauhes Haus, un giovane pastore di nome Johann Hinrich Wichern ha dato rifugio a decine di bambini rimasti soli, figli della povertà della rivoluzione industriale.

Questi bambini non avevano nulla, ma nei loro occhi brillava una scintilla di speranza: l’attesa del Natale. Ogni mattina, appena svegli, circondavano Johann con la stessa domanda insistente:

“Maestro, quanto manca? È oggi il giorno della festa?”

Johann vedeva la loro impazienza, ma capiva che per quei bambini, che avevano vissuto solo sofferenza, il concetto di “tempo” e di “attesa” era difficile da comprendere. Voleva che imparassero che la luce non arriva tutta in una volta, ma va costruita giorno dopo giorno, con pazienza.

L’idea geniale

Un pomeriggio di fine novembre, Johann trovò nel cortile una vecchia ruota di legno di un carro. La portò dentro, la pulì e decise di trasformarla in un “orologio della luce”. Chiamò i ragazzi e disse: “Ogni giorno accenderemo una luce. Quando il cerchio sarà pieno di fuoco, allora sarà Natale”.

Fissò sulla ruota 20 piccole candele rosse e 4 grandi candele bianche (per le domeniche).

Il miracolo quotidiano

Ogni sera, al crepuscolo, la casa si riempiva di silenzio. Uno dei bambini, a turno, aveva l’onore di accendere una candela. Man mano che i giorni passavano, la stanza diventava sempre più luminosa. Il calore di quelle fiammelle scioglieva la tristezza e la paura del buio.

I ragazzi non chiedevano più “quando arriva?”; ora si godevano il viaggio. Avevano capito che l’attesa stessa era parte del regalo.

Dall’umile ruota alla Corona che conosciamo

Col passare degli anni, i ragazzi iniziarono ad ornare quella ruota di legno con rami di abete sempreverde, per simboleggiare la vita che non muore mai. Quella ruota, nata per dare coraggio agli orfani di Amburgo, uscì dalle mura della Rauhes Haus e iniziò a viaggiare di casa in casa, di città in città, fino a diventare la corona che oggi appoggiamo sulle nostre tavole.

La Corona ai Giorni Nostri: Un freno alla frenesia

Oggi viviamo in un’epoca di “tutto e subito”. Il Natale spesso diventa una corsa ai regali che inizia già a novembre, facendoci perdere il senso dell’attesa. In questo contesto, la Corona dell’Avvento ha assunto un ruolo nuovo: è diventata un rituale di rallentamento.

Fermarsi ogni domenica ad accendere una candela, magari in famiglia o in un momento di silenzio personale, ci costringe a “staccare la spina”. È un atto di resistenza contro il tempo che corre, un modo per riappropriarsi dei piccoli gesti e dare valore a ogni singola settimana che ci separa dalla festa.

Il Pensiero della Chiesa: Da tradizione popolare a rito liturgico

Sebbene la Corona dell’Avvento non sia nata ufficialmente dentro la Chiesa Cattolica (ricordiamo le sue origini protestanti), oggi è pienamente accolta e valorizzata. Ecco cosa ne pensa la Chiesa:

  • Pedagogia della Luce: La Chiesa vede nella corona un potente strumento pedagogico. Come affermato spesso nelle guide liturgiche, l’accensione progressiva delle candele esprime perfettamente il concetto teologico di “Cristo che viene”: la luce aumenta man mano che ci si avvicina alla nascita di colui che è definito “Luce del Mondo”.
  • La Preghiera in Famiglia: La Chiesa incoraggia l’uso della corona non solo sugli altari, ma soprattutto nelle case. È considerata una sorta di “altare domestico” che unisce la famiglia in preghiera, trasformando la casa in quella che viene definita “Chiesa domestica”.
  • Simbolo di Speranza, non solo Decorazione: La Chiesa mette in guardia dal trasformare la corona in un semplice oggetto di design. Ogni candela accesa deve rappresentare un impegno: la speranza per i poveri, la pace tra i popoli, la gioia della condivisione e l’amore verso il prossimo.
Conclusione: Un ponte che non si spezza

Oggi, che tu sia un credente o un amante delle tradizioni, le candele dell’Avvento restano quel ponte tra mito e fede di cui parlavamo all’inizio. Un ponte che unisce il passato (i riti del IV secolo), la storia (il gesto di Johann nel 1839) e il nostro presente, ricordandoci che, anche nelle tenebre più fitte, basta una piccola fiammella per ritrovare la strada.


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