Capitolo 07
Dopo qualche metro, i due trovarono un cartello che mostrava il simbolo di una carrozza. “Dobbiamo andare in quella direzione,” disse Elara. Ethan annuì, gli occhi che brillavano di entusiasmo. “Finalmente potrò vedere più da vicino quel possente animale che ci è passato davanti!” esclamò.
Elara sospirò. “Però stai attento,” lo ammonì. “È pur sempre un animale. Se vuoi essere rispettato, devi rispettare anche tu. Soprattutto, non fare movimenti troppo bruschi. E, lo sottolineo, non toccarlo se il proprietario non ti dà il permesso!”
Ethan rispose con calma. “Non avevo la minima intenzione di avvicinarmi troppo. Non sono una di quelle persone che fanno quello che vogliono, solo perché lo vogliono. Prima di tutto, chiederò il permesso al proprietario. E poi, non mi sarei mai avvicinato a bruciapelo a un animale che non mi conosce. Anche se sembrano innocui, ci sono situazioni che possono spaventare l’animale e creare circostanze sgradevoli. Per questo, prima di fare una cosa del genere, ci penso due volte.”
Elara, sentendo la risoluzione e la logica nella risposta del ragazzo, sorrise. “Siamo quasi arrivati,” disse, indicando la meta. “Da qui si vedono le stalle.” E nel frattempo, pensò: Che ragazzo strano. A volte si comporta come un bambino e altre volte sembra un adulto nel corpo di un ragazzo. Non so che vita abbia fatto per diventare così.
Mentre era assorta nei suoi pensieri, finalmente arrivarono al luogo dove si radunavano le carrozze e i carri merci. Era un edificio lungo e alto, fatto interamente di legno, con tante piccole finestre per far passare l’aria. La zona era tutta recintata con dei tronchi e la struttura era divisa in tre parti.
Sul lato sinistro, da dove arrivavano Ethan ed Elara, c’era una strada. Accanto, sorgeva il primo pezzo di struttura, destinato agli animali. Si vedevano tante piccole finestrine per l’aerazione. La parte superiore era destinata al carico delle merci e al riposo degli animali, infatti c’erano molti più lavoratori lì che nelle altre aree. Sul lato opposto delle stalle c’erano le carrozze vuote, dove venivano pulite o aggiustate. Infine, nella parte inferiore, si vedeva un edificio da cui entravano e uscivano persone con borse e zaini.
“Siamo arrivati, finalmente,” disse Elara. “Questo luogo si chiama Stazione del Viandante. Noi dobbiamo andare nella parte inferiore, quell’edificio è riservato ai clienti che viaggiano.”
Seguirono il sentiero fino a raggiungere il lato inferiore della stazione, dove trovarono un enorme flusso di persone in movimento. Elara prese subito la mano di Ethan e la strinse. “Stammi dietro, ragazzo, non si sa mai,” disse.
Si insinuarono nell’edificio, cercando di schivare le persone che ogni tanto li spintonavano. Con molta fatica riuscirono a raggiungere un addetto per chiedere informazioni. Il locale era tanto rumoroso a causa della folla, e Elara dovette urlare per farsi sentire. “Mi scusi, mi sapete per caso dire se oggi c’è una carrozza che va verso la capitale?”
L’addetto prese un libro, lo sfogliò e rispose. “Sì, in tarda serata, quando il sole cala.”
“Siamo due passeggeri,” disse Elara, tirando fuori le monete e pagando. Ricevette un biglietto con un timbro inciso e il numero esatto dei passeggeri. Elara lo ripose subito nel borsellino per non perderlo. “Questa è fatta,” disse a Ethan. “Ora possiamo tornare indietro a vedere a che punto è il tuo vestito e poi fermarci alla locanda per uno spuntino prima di partire.”
Ethan fece cenno di aver capito, ma poi disse: “Se non le dispiace, prima voglio andare a vedere gli animali.”
Elara sospirò. “Va bene, ma non restiamo troppo. Se facciamo tardi, non riusciamo più a tornare in tempo per prendere la carrozza, visto che dobbiamo fare avanti e indietro.”
Ethan ignorò completamente ciò che l’anziana donna stava dicendo e si diresse fuori alla ricerca di un’altra entrata che lo condusse alle stalle. Elara lo seguì.
Ethan, schivando tutte le persone che si trovò davanti, riuscì a uscire dall’edificio. Fece un enorme respiro e riprese il cammino alla ricerca della strada per raggiungere le stalle. Ovviamente, Elara lo seguiva a distanza, tenendolo sempre d’occhio.
Ethan fece un cenno all’anziana donna, indicandole di aver trovato il percorso giusto per le stalle. “Io ti aspetto qui,” gli disse Elara. “Vai pure, ma stai attento e ricorda di non stare troppo, abbiamo poco tempo.”
Ethan annuì e si lanciò a correre verso il sentiero che portava alle stalle. Per raggiungerle, dovette prendere una strada che si trovava nel lato opposto della via principale che avevano percorso per arrivare all’edificio.
Ethan si avvicinò sempre di più al suo obiettivo di vedere i Fendivento, ma a un tratto notò un gruppo di ragazzi più o meno della sua età ammassati vicino all’entrata delle stalle. Da lontano non riusciva a capire cosa stesse succedendo, ma man mano che si avvicinava, sentiva le loro voci farsi sempre più forti. Dopo qualche passo, percepì un tono minaccioso, arrogante e tagliente, e il suo corpo si bloccò, come se fosse stato pietrificato.
Provò una paura che conosceva fin troppo bene. Quei ragazzi erano pericolosi. Il loro tono minaccioso era identico a quello che usavano i bulli nel suo mondo, gli stessi che ogni mattina lo insultavano, picchiavano e maltrattavano, ferendolo mentalmente e fisicamente, facendolo sentire una nullità. I ragazzi che aveva davanti erano uguali a quelli della sua scuola, e il suo corpo reagì d’istinto, come se fosse abituato a quello stress psicologico.
Dopo qualche respiro profondo, riuscì a controllare un po’ le sue emozioni, ma il cuore continuava a battergli così forte che sembrava volergli esplodere dal petto. Fece un altro passo e vide che i ragazzi stavano circondando una bambina che era stata spinta di lato, con il suo bel vestito bianco ed elegante sporco di terra. I ragazzi che la infastidivano continuavano a imprecare contro di lei e a lanciarle addosso dei pezzi di terra.
La bambina guardò attentamente i suoi aggressori senza versare una sola lacrima. Qualcosa si spezzò nel cuore già ferito di Ethan, che aveva subito una scena simile tante volte. In un attimo, vide la bambina alzarsi in piedi e rispondere a quei ragazzi arroganti. “Siete così stupidi che ve la prendete con i più deboli?” urlò, alzando il tono della voce.
Ethan si avvicinò ancora, riuscendo a vedere meglio il volto della bambina. Aveva i capelli neri e ricci, lunghi fino alle spalle, e i suoi occhi erano di un brillante colore verde smeraldo. La sua pelle era perfetta, senza imperfezioni. Mentre la osservava, la bambina urlò: “Sono venuta a vedere i Fendivento e voi mi avete colpito da dietro con un pezzo di fango e mi avete fatta cadere per colpa di questo vestito lungo! Voi codardi, piccoli mocciosi usciti da una madre che non sapeva nemmeno come partorirvi, siete delle scorie prive di valore e avete osato darmi fastidio solo per noia? Il vostro cervello è stato lasciato nella pancia di vostra madre? Pipi-sotto senza valore né onore!”
La bambina si infuriò a tal punto che decise di dare una lezione a quei ragazzi prepotenti. “Mi avete fatto arrabbiare, e questo è peggio per voi!” in quel momento, Ethan non capiva più chi fosse la vittima. Con uno sguardo sbalordito, osservò la scena, incapace di comprendere come fosse possibile che una bambina più piccola di lui avesse avuto il coraggio di dire quelle parole a dei ragazzi più grandi senza battere ciglio, mentre lui non era mai riuscito a reagire quando toccava a lui.
La bambina alzò le mani al cielo e pronunciò una frase che Ethan non riuscì a capire. Una strana energia fuoriuscì dai palmi della bambina, avvolgendole tutto il corpo. A quel punto, una raffica di vento attorno ai ragazzi si alzò, fino a trasformarsi in un piccolo tornado che li scaraventò lontano da lei.
Ethan aveva assistito a qualcosa di assurdo e incomprensibile. “Che cosa è successo?” si chiese. I suoi occhi avevano appena visto una bambina usare un potere magico? Continuava a ripeterselo, senza riuscire ad accettarlo. La ragione e il concetto di magia nel suo mondo erano solo fantasia. Era un’idea che non esisteva, se non nei romanzi, nei fumetti o nei cartoni animati che guardava in TV, ogni tanto, quando sua madre non era in casa.
A un tratto, uno dei bulli si alzò. Prese una pietra che aveva trovato vicino a dove era stato sbalzato via, si alzò e corse verso la bambina. La bambina era distratta e girata di schiena. Mentre il pericolo si avvicinava, Ethan urlò: “Attenta! Dietro la schiena, girati!”
Con un’abile mossa, la bambina si girò e sferrò un calcio in pieno volto al ragazzo che, da codardo, voleva prenderla di sorpresa alle spalle. Lo fece volare, e quello cadde a terra svenuto.