Capitolo 08
La paura si trasformò in curiosità e l’incredulità in eccitazione. Vedendo una semplice bambina sopraffare sei ragazzi, Ethan si rese conto che si trovava in un mondo completamente nuovo, tutto da scoprire. Un mondo dove chi ha potere, chi è forte, non si fa sottomettere. La forza protegge, la forza è giusta. Nella sua mente si aprì una porta, una porta di cui non sapeva nemmeno l’esistenza nel suo mondo, una porta piena di possibilità.
Con un gesto della mano, la bambina riattivò il suo potere, e il suo vestito sporco, grazie alla magia, tornò come nuovo. A parte la caduta iniziale, non aveva nemmeno un graffio. Dopo essersi sistemata, guardò il ragazzo sconosciuto con quegli strani vestiti, gli sorrise e disse: “Grazie per avermi avvisata.”
La bambina si avvicinò a Ethan, ma lui era così perso nei suoi pensieri che non si accorse di lei. Aveva un’espressione strana, con un sorriso a metà, e un po’ di bava che gli colava dalla bocca. La bambina si avvicinò alla sua faccia e gli passò una mano davanti, come se stesse cercando di attirare la sua attenzione. Dopo qualche minuto, sentendosi ignorata, il suo viso grazioso e gentile si trasformò in una smorfia di rabbia. Gli tirò una sberla in pieno viso e urlò: “Brutto screanzato! Non ti hanno insegnato che non si ignorano le persone quando ti parlano?”
Ethan, dopo aver ricevuto lo schiaffo, tornò in sé. Si massaggiò la guancia, che aveva cominciato a fargli male, e guardò il viso arrabbiato della bambina. Fece un salto, non si aspettava di essere colpito in quel modo. “Scusa se ti ho ignorato,” si affrettò a dire. “Ero talmente incantato dalla tua magia che non ho visto altro.”
La bambina rise, felice di aver ricevuto un complimento. Ethan si rese conto che non era ostile nei suoi confronti e decise di chiederle: “Scusa, ma l’ultimo colpo, quello, era un incantesimo?” La bambina rifletté un attimo, poi rispose: “No, era un semplice calcio.”
Ethan rimase di stucco. “Hai una forza mostruosa!” pensò ad alta voce. “Chi hai chiamato ‘mostro’?” ribatté la bambina. “Guardami bene! Ho un faccino grazioso e sono sicura di essere anche carina!”
La bambina sospirò e disse a Ethan: “Ero venuta a vedere da vicino i Fendivento e quei sei ragazzi hanno cominciato a darmi fastidio. Volevano qualcosa, ma non ho nemmeno capito cosa. Li ho ignorati e me ne stavo andando per la mia strada, quando hanno iniziato a arrabbiarsi e a insultarmi. Senza rendermene conto, ero già caduta. Sono scivolata per colpa di uno di quei ragazzi che mi ha spinta. Sono dei codardi. Io volevo solo andare alle stalle a vedere quei bellissimi destrieri.”
“Anch’io sono venuto qui a vederli,” ribatté Ethan. “Ne ho visto uno galoppare fuori dal paesino. Era così veloce e potente che non ero riuscito a vederlo bene, perciò sono venuto qui per osservarlo con calma. Comunque, io mi chiamo Ethan e ho quindici anni. E tu come ti chiami?”
La bambina rifletté un attimo prima di rispondere. “Io mi chiamo Lilian Spago e ho dodici anni.”
Ethan allungò la mano per darle una stretta. Lilian unì la sua a quella di lui. “Piacere di conoscerti, Ethan,” disse. “Che ne dici di andare a vedere quei bellissimi animali insieme?” Ethan annuì. Era la prima volta che riusciva a fare un discorso completo con un altro bambino. Di solito, era impacciato, timido e chiuso in sé stesso per paura di essere ferito. Ma in quel momento, forse per l’adrenalina che aveva ancora in circolo, non sentì quella sensazione di disagio che lo aveva perseguitato fino ad allora.
I due ragazzi si avviarono verso le stalle. Durante il cammino, Ethan fece così tante domande alla sua nuova e giovane amica che la bambina non seppe più cosa dire o fare. Incominciò a trovarsi lei in difficoltà e fermò subito Ethan. “Scusami, ma puoi farmi una domanda per volta? Non riesco nemmeno a risponderti che me ne fai un’altra!”
Ethan si scusò con Lilian e ricominciò da capo, ma stavolta facendo domande più mirate e con più calma, per non inondare Lilian di troppi quesiti.
Come prima domanda, Ethan chiese a Lilian come funzionasse la magia e se tutti potessero impararla. La bambina rispose: “Non so, io ci sono nata. I miei genitori mi hanno iscritto in una scuola di magia, ma non so se si può imparare o se devi nascerci. Gli insegnanti non ne parlano mai.”
Ethan ci rimase un po’ male. Anche lui voleva imparare la magia, ma forse non tutti possono usarla. Come seconda domanda, le chiese se fosse un’esperta di arti marziali, visto che aveva scaraventato in aria un ragazzo più grande di lei, facendolo cadere a tre metri di distanza. La bambina rispose: “Ho usato una magia di rafforzamento. I miei attributi fisici sono aumentati molto e, in più, a scuola ci insegnano anche il combattimento corpo a corpo.”
Ethan si deprimette ancora di più sentendo parlare di nuovo di magia, questa volta di rafforzamento, che nel suo mondo dei videogiochi veniva spesso chiamata “magia di supporto”. Aveva altre domande, ma se avesse continuato così, avrebbe rischiato di deprimersi troppo e decise di lasciare perdere.
Finalmente, erano giunti a destinazione. Nelle stalle, i due ragazzi rimasero incantati alla vista di quei fantastici destrieri. La loro corporatura possente faceva invidia ai cavalli che Ethan aveva visto in TV o nei libri. Con gli occhi illuminati dalla conoscenza, i due ragazzi ispezionarono ogni stalla per vederli meglio, in tutte le pose possibili. Cercarono un addetto alla scuderia per porgergli delle domande, ma purtroppo non trovarono nessuno. I due rimasero a bocca asciutta e con l’amaro in bocca.
Ethan guardò il cielo e si ricordò che aveva promesso all’anziana donna che sarebbe tornato presto. Così, si rivolse alla sua giovane amica: “Scusami, ma ora devo andare. Una persona mi sta aspettando all’entrata e se faccio tardi si arrabbia. Dobbiamo tornare in paese e poi andiamo nella capitale.”
Lilian, dispiaciuta di doversi separare dal suo nuovo amico ma allo stesso tempo interessata a ciò che aveva appena detto, rispose: “Anche io sono diretta alla capitale!” In quell’istante, con una magia, tirò fuori un biglietto e lo porse a Ethan. “Prendi questo, è un biglietto magico. Se ci scrivi sopra e metti il nome del destinatario, alla fine, come per magia, lo invia all’altra persona in un altro biglietto. Serve per comunicare. Quando sarai lì, scrivimi!”
Ethan sorrise, felice di aver ricevuto un oggetto magico. “Torniamo indietro insieme?” chiese. Lilian annuì e si incamminarono, ripercorrendo la strada a ritroso. Quando giunsero nel punto in cui Lilian si era scontrata con i ragazzi, videro che erano tutti spariti. Ignorando la cosa, continuarono con Ethan fino all’inizio del percorso, vicino all’entrata della Stazione del Viandante.