Il castello errante di Howl: trama, analisi e curiosità del capolavoro Ghibli

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Ci sono film capaci di farci volare restando immobili sulla sedia. Nel 2004, Hayao Miyazaki ha preso un castello fatto di lamiere e rottami, gli ha dato le gambe e ci ha trascinato dentro una delle storie d’amore, di crescita e di libertà più intense della storia del cinema d’animazione. A distanza di anni, questa pellicola dello Studio Ghibli continua a incantare generazioni diverse, nascondendo sotto il velo della magia una profonda metafora della vita reale.

Titolo OriginaleHauru no ugoku shiro
Genereanimazione, fantastico, sentimentale, avventura
AutoreDiana Wynne Jones
RegiaHayao Miyazaki
SceneggiaturaHayao Miyazaki
Casa ProduzioneStudio Ghibli
Uscita 9 settembre 2004
Uscita in Italia9 settembre 2005
DistribuzioneLucky Red

Trama

Sophie è una ragazza semplice, appassionata del suo lavoro, che a soli 18 anni gestisce il negozio di cappelli del padre defunto, passando così l’intera giornata tra il negozio e la casa. Mentre va in panetteria a trovare la sorella minore, Lettie, viene importunata da due gendarmi, presenti in città per l’imminente guerra, ma è salvata da un avvenente ragazzo, il misterioso mago Howl, il quale prova subito simpatia per la ragazza. Tornata in negozio, Sophie riceve una visita della Strega delle Lande Desolate a causa delle attenzioni ricevute da Howl: la strega da tempo ricerca il cuore di Howl per averlo tutto per sé, e scaglia una maledizione sulla ragazza, trasformandola in un’anziana donna e impedendole di rivelare la verità sulla propria condizione. Impaurita dal nuovo aspetto e temendo la reazione dei suoi familiari, Sophie scappa via.

Con la scusa di andare a trovare la minore delle sue sorelle si incammina e, stanca per la sua nuova forma fisica, cerca un bastone che possa darle aiuto nello scalare le montagne: cerca così di prendere un bastone di legno in una siepe, che scopre essere di uno spaventapasseri animato dalla testa di rapa, salvandolo. Chiede allora ironicamente a “Testa di Rapa”, il nome che dà allo strano bastone, un rifugio per la notte, e lui la conduce alla dimora di Howl, un castello in grado di spostarsi da un posto all’altro.




Una volta dentro, Sophie incontra il demone del fuoco Calcifer, il quale alimenta il castello; essendo un demone molto potente, si accorge che Sophie porta addosso una maledizione ingarbugliata di cui ella non può fare parola. Calcifer rivela che nel momento in cui Sophie scioglierà la maledizione che lo lega al castello e ad Howl, immediatamente lui scioglierà la maledizione che rende Sophie una nonnina.

Al calore del fuoco Sophie si addormenta e viene svegliata la mattina successiva dal bussare di gente alla porta del castello. Markl, un giovane apprendista di Howl, arrivato al piano terra, riceve un invito da parte del re e, perplesso per la presenza di Sophie, chiede chi essa sia, ma senza buttarla fuori. Nel corso della storia il loro rapporto diventerà sempre più forte, come quello di due fratelli. Intanto, mentre Sophie si adatta alla vita del castello, scopre che la porta d’ingresso è un portale magico che conduce in quattro luoghi diversi, tutti distinguibili da diversi colori situati in un cerchio diviso in quattro parti sul pomello della porta e sul muro d’entrata (rosso, giallo, verde e nero) dal mare alla montagna. Inoltre, in ognuno di questi luoghi Howl è conosciuto con un nome diverso.

Quando appare Howl, Sophie si presenta come la donna delle pulizie del castello, assunta da Calcifer. Howl capisce subito che la nonnina è in realtà la giovane incontrata tempo prima, ma non lo vuol far notare. Inizialmente, Sophie vive tra la città di mare lontana dalla guerra (che ricorda proprio la prima guerra mondiale, per esempio le uniformi dei soldati che importunano Sophie, giacca blu e pantaloni rossi, sono uguali a quelle francesi del 1914), la capitale in cui la misteriosa scomparsa del principe ereditario Justin fa sì che la guerra si insinui in città e una splendida campagna, incontaminata.

Il re convoca Howl per combattere in guerra, sia come Jenkins sia come Pendragon (due maschere del potente mago), e Sophie scopre che l’uso delle molteplici identità lo aiuta ad essere libero. Tuttavia, Howl teme Madame Suliman, maga di corte reale e suo ex mentore, e chiede a Sophie di andare a parlarle al suo posto, presentandosi come la madre di Pendragon e dichiarando quanto codardo sia il figlio, per convincere il re a non farlo andare in guerra.

A palazzo, Sophie si imbatte in un cane asmatico, Heen, che inizialmente pensa essere Howl sotto copertura. Incontra anche la Strega delle Lande Desolate, che, dopo essere stata allontanata cinquant’anni prima, cerca di riconquistare il patrocinio della casa reale. Invece di accoglierla, la Maga Suliman punisce la Strega, scaricando tutta la sua potenza su di lei e facendole assumere la sua vera forma: un’innocua vecchietta, con pochi ricordi delle sue azioni passate, come la sua ossessione per il cuore di Howl. Suliman dice a Sophie che Howl incontrerà la stessa sorte se non contribuisce alla guerra. Sophie, prendendo le difese di Howl, protesta con veemenza, indebolendo per qualche istante l’incantesimo della Strega grazie all’amore nelle sue parole. Suliman, comprendendo i sentimenti di Sophie, realizza che proprio lei è il punto debole di Howl.

Howl, sotto i panni del Re, arriva per salvare Sophie, ma la sua copertura salta quando il vero Re entra nella sala. Suliman cerca di intrappolare Howl, ma i due riescono a fuggire, con la Strega delle Lande, ormai inerme, e il cane Heen. L’anello magico di Howl permette a Sophie di arrivare da Calcifer, mentre Suliman inizia il suo inseguimento per raggiungere Howl.

Sophie scopre che Howl si trasforma in un uccello capace di interferire nello svolgimento della guerra, ma ad ogni trasformazione diventa più difficile tornare alla forma umana. Howl, per una maggiore copertura, apporta delle modifiche al castello: una delle entrate corrisponde a quella della vecchia casa di Sophie, mentre un’altra alla residenza d’infanzia di Howl, un dono che fa a Sophie.

Sophie cambia continuamente aspetto, da vecchia a giovane e viceversa, fino a che non si stabilizza temporaneamente ad un aspetto giovane con i capelli color argento. Mentre passeggiano per il giardino donato a Sophie, una nave bombardiere vola sopra la casa di Howl e lui, inorridito dalla quantità di bombe al suo interno, ne provoca il malfunzionamento. Non solo la nave subisce i danni: anche il braccio sinistro di Howl,si ricopre in parte di piume, mentre le dita si trasformano in lunghi artigli. Tuttavia, i sottoposti di Suliman attaccano i due ed Howl è costretto a nascondere Sophie nel castello, mentre lui torna a combattere.

La madre di Sophie visita la casa e riconosce in qualche modo la figlia, nonostante il suo aspetto, ma dopo un felice ritrovo, sotto la minaccia di Suliman, lascia dietro di sé una borsa contenente un “insetto spione”. La Strega delle Lande lo scopre e lo distrugge buttandolo su Calcifer. Purtroppo, Calcifer si ammala dopo aver mangiato l’insetto, diventando incapace di proteggere il castello, e quando Markl apre le finestre per arieggiare l’ambiente in cui la Strega delle Lande ha fumato il sigaro trovato nella borsa lasciata dalla madre di Sophie, la copertura rischia di saltare.

Pochi istanti dopo, la città subisce un bombardamento a tappeto da aerei nemici, mentre gli emissari di Suliman invadono il negozio di cappelli. Dopo essere arrivato al momento giusto per proteggere il negozio di cappelli dai bombardamenti, Howl riesce a fermare l’esplosione di una bomba, proprio nel cortile di casa, e dopo aver risistemato le protezioni del castello, aiutando Calcifer a riprendersi, riparte per salvare la città dai bombardamenti, confidando a Sophie di non voler più scappare perché adesso ha trovato qualcuno da proteggere e difendere: lei. Per far perdere le loro tracce, Sophie convince Calcifer ad abbandonare il focolare e a distruggere così il castello, il cui movimento dipendeva interamente dal demone. Distrutto tutto, Calcifer riprende possesso del vecchio posto, ma grazie alla treccia che gli dona Sophie recupera le forze perse, e con i resti del castello crea una versione più piccola del castello errante, così da andare in aiuto ad Howl.

In tutto questo, la strega intuisce che il cuore di Howl è custodito dalle fiamme di Calcifer (Calcifer ha bisogno di una parte di qualcuno per contribuire nella magia potente) e lo afferra. Prendendo il cuore di Howl, la strega prende anche Calcifer, il quale, grazie all’effetto della treccia di Sophie, diventa molto più forte, e il fuoco che ne consegue, rischia di uccidere la strega. Per salvarla dalla combustione, Sophie butta addosso alla strega ed a Calcifer dell’acqua. Con Calcifer quasi estinto, ciò che resta del castello si rompe in due parti, una in cui si trovano Sophie e Heen, che cadono all’interno di un dirupo, un’altra in cui si trovano Markl e la strega, con l’ormai debole Calcifer ancora nelle sue mani (in tutto questo Sophie mantiene le sembianze giovanili).

Sophie cade in lacrime, credendo di aver ucciso sia Calcifer sia Howl, visto che le loro vite sono collegate. Mentre singhiozza, l’anello che le ha dato Howl emette una luce che indica una porta del castello. La ragazza cammina attraverso di essa, e Heen la segue con riluttanza: si ritrovano nel passato di Howl. Sophie vede la casa d’infanzia di Howl e il momento in cui Howl ha catturato Calcifer, una giovane stella cadente, stipulando un contratto con lui. Ad un tratto Sophie viene risucchiata indietro nel tempo presente, ma prima di partire riesce ad urlare ad Howl e a Calcifer che lei sa come aiutarli, e che se la aspetteranno lei darà loro una mano in futuro. Sophie segue poi la strada indicata da Heen, che continua a sollecitarla perché faccia in fretta, prima che il passaggio fuori dal tempo e dallo spazio crolli.

Tornando al presente, Sophie trova Howl, ormai perso nella forma di uccello davanti alla porta, e proprio in quell’istante si rende conto che lui l’ha aspettata per tutto quel tempo. Quando raggiungono gli altri, Howl diventa di nuovo umano e Sophie supplica la strega di restituire il cuore, che mette di nuovo nel petto di Howl, con l’accordo di Calcifer.
Anche se Howl non ha ancora ripreso conoscenza Calcifer torna nella sua forma originale e vola via. Con Calcifer lontano, i resti del castello scivolano giù per il pendio della montagna e Testa di Rapa si sacrifica frenando la caduta per salvare gli altri, spezzandosi. Come ricompensa delle sue azioni coraggiose, Sophie gli dà un bacio, trasformandolo di nuovo nel principe Justin, che era stato maledetto da una strega fino a che non avesse ricevuto un bacio dal suo vero amore.
Ormai, Sophie è riuscita a tornare al suo aspetto giovanile (con l’eccezione dei suoi capelli d’argento) e Howl recupera le forze, grazie al suo cuore. Il principe Justin si rende conto che Sophie è innamorata di Howl, mentre Suliman, che spia il gruppo utilizzando Heen (il cane infatti era stato inviato per seguire ogni movimento del gruppo, ma, fedele a Sophie, contatta Suliman solo alla fine per darle la notizia che tutto è finito bene), decide di porre fine alla guerra. La strega delle Lande capisce che l’amore di Justin non è ricambiato e per questo, rassicurandolo, gli dice di non preoccuparsi e, scherzosamente, aggiunge che ad aspettarlo ci sarà ancora lei.
Calcifer, rendendosi conto che non può sopportare di lasciare i suoi amici, torna da loro. Howl, Sophie e gli altri sono poi visti a bordo di un nuovo castello errante in volo, alimentato da Calcifer di sua spontanea volontà, mentre gli aerei bombardieri tornano a casa perché la guerra è finita. Il film termina con Markl e Heen che giocano su un prato del castello, la strega seduta come una nonna cordiale, mentre Howl e Sophie si baciano su di un balcone del castello mentre vola nel cielo.

curiosità:
Il film presenta molte delle caratteristiche tipiche delle opere di Miyazaki: ha come protagonista una ragazza, come Nausicaä della Valle del vento, La città incantata, Laputa – Castello nel cielo e Kiki – Consegne a domicilio, ed ha un’ambientazione che ricorda nei vestiti e nell’architettura l’Europa degli inizi del Novecento, ma in un mondo in cui è presente la magia. Gli avvenimenti si svolgono in una nazione fantastica che ricorda l’Alsazia degli anni precedenti alla prima guerra mondiale. Molti edifici delle città sono identici a quelli della città alsaziana di Colmar, che Miyazaki ha riconosciuto come fonte di ispirazione per l’ambientazione del film. L’ambientazione in cui riecheggia la Vienna imperiale tra il tardo Ottocento e il primo Novecento, nonché le automobili e le macchine da guerra volanti che vi si vedono, tutte mosse dalla forza del vapore, caratterizzano l’opera come appartenente al filone steampunk.

Il film, che si trova alla posizione numero 230 della classifica dei “500 migliori film della storia” della rivista Empire, è stato presentato in concorso alla 61ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, conquistando il Premio Osella per il migliore contributo tecnico. È uscito nelle sale italiane solo l’anno successivo in concomitanza con la 62ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, durante la quale Miyazaki è stato premiato con il Leone d’oro alla carriera, unico regista di film d’animazione a conquistare sia l’Oscar che il Leone d’oro.

I Temi Portanti dell’Opera

Dietro la spettacolarità visiva e la narrazione fluida, Il castello errante di Howl è un contenitore di messaggi profondi e attualissimi, cari alla poetica di Miyazaki.

  • Il Pacifismo Viscerale: Il film è uscito nel periodo del conflitto in Iraq, e Miyazaki ha modificato la storia originale proprio per l’urgenza di lanciare un forte grido pacifista. La guerra non viene glorificata; non ci sono “buoni” o “cattivi” sul campo di battaglia, ma solo mostri meccanici che sputano fuoco e distruggono la bellezza incontaminata della natura. Lo stesso Howl rischia di perdere la propria umanità ogni volta che si trasforma per combattere.
  • La Vecchiaia come Liberazione: Sophie ha 18 anni ma vive come se ne avesse ottanta: è rassegnata, insicura e priva di sogni. Paradossalmente, quando la Strega la invecchia fisicamente, Sophie si libera dai complessi e dalle aspettative sociali. Nei panni di un’anziana trova il coraggio di dire ciò che pensa, diventa ironica, caparbia e impara finalmente ad amarsi. La sua fluttuazione estetica durante il film (che la vede ringiovanire quando esprime amore o determinazione) è lo specchio diretto della sua maturazione interiore.
  • La Famiglia Non Convenzionale: Il castello di Howl diventa il rifugio degli “emarginati”. Una ragazza vittima di un incantesimo, un mago vanitoso e spezzato, un bambino orfano, un demone del fuoco vincolato, una strega privata dei poteri e un cane asmatico. Eppure, questo bizzarro gruppo di solitudini finisce per creare una famiglia unita e amorevole, dimostrando che i legami più forti sono quelli che scegliamo, non quelli di sangue.

Dal Romanzo al Grande Schermo

Sebbene il film sia un capolavoro assoluto, è interessante notare come Miyazaki abbia profondamente rielaborato il romanzo originale di Diana Wynne Jones.

Nel libro, Howl non è una figura così epica o tormentata: è descritto come un giovane gallese (proveniente dal nostro mondo reale tramite un portale) decisamente vanesio, un “cascamorto” che passa ore in bagno a farsi bello e che scappa dalle responsabilità amorose. Inoltre, nel romanzo la componente bellica è quasi inesistente. Miyazaki ha asciugato la trama da molte sottotrame magiche e burocratiche del libro per concentrarsi sulla potente metafora ecologista, sul rifiuto della guerra e sul salvifico potere dell’amore.

Curiosità e Ambientazione

Il film presenta molte delle caratteristiche tipiche delle opere di Hayao Miyazaki. Condivide la presenza di una protagonista femminile forte e determinata con capolavori come Nausicaä della Valle del vento, La città incantata, Laputa – Castello nel cielo e Kiki – Consegne a domicilio.

L’ambientazione unisce l’architettura e i costumi dell’Europa dei primi del Novecento alla presenza della magia. La nazione fantastica in cui si svolgono i fatti ricorda l’Alsazia; molti edifici della città sono identici a quelli di Colmar, cittadina francese che Miyazaki ha visitato e confermato come fonte di ispirazione diretta. Le atmosfere richiamano inoltre la Vienna imperiale del tardo Ottocento, mentre la presenza di automobili e mastodontiche navi da guerra volanti alimentate a vapore inserisce l’opera a pieno titolo nel filone dello steampunk.

Successo e Riconoscimenti

  • Inserito alla posizione numero 230 nella classifica dei “500 migliori film della storia” dalla celebre rivista Empire.
  • Presentato in concorso alla 61ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove ha vinto il Premio Osella per il miglior contributo tecnico.
  • Uscito nelle safe italiane nel 2005, in concomitanza con la 62ª Mostra di Venezia, occasione in cui Miyazaki è stato insignito del Leone d’oro alla carriera. Il regista detiene il primato di essere l’unico autore di cinema d’animazione ad aver conquistato sia l’Oscar che il Leone d’oro.

Da aggiungere nei “Temi Portanti”

  • Il dualismo tra Bellezza e Vanità (L’ossessione di Howl): Howl è un mago potentissimo, ma vive nel terrore di non essere attraente (memorabile la scena in cui va in crisi isterica e rischia di sciogliersi nel viscidume verde perché i suoi capelli si sono tinti del colore sbagliato). Miyazaki usa Howl per criticare la superficialità e l’ossessione per l’aspetto esteriore, mostrando come la vera bellezza nasca solo quando il mago accetta le proprie fragilità e smette di nascondersi dietro alle sue maschere.
  • La metafora del Cuore e di Calcifer: Il patto tra Howl e Calcifer non è solo un trucco magico. Howl ha letteralmente dato il suo cuore a un demone per non provare il dolore del mondo, diventando emotivamente immaturo e incapace di amare davvero. Solo l’empatia e la cura di Sophie riusciranno a restituire a Howl la sua umanità, dimostrando che vivere senza “cuore” (cioè senza provare sentimenti, anche quelli dolorosi) ci rende gusci vuoti.

Da aggiungere nelle “Curiosità e Ambientazione”

  • Il Castello come creatura vivente (L’animazione tradizionale): Una delle cose più incredibili del film è la realizzazione del castello stesso. Miyazaki ha rifiutato l’uso massiccio della computer grafica (CGI), preferendo che il castello venisse disegnato e animato quasi interamente a mano. I suoi movimenti sgangherati e i rumori metallici lo fanno sembrare una creatura viva, una metafora visiva della mente caotica e frammentata di Howl.
  • La colonna sonora di Joe Hisaishi (Il tema di Sophie): Impossibile parlare del film senza citare le musiche. Il brano principale, “Il valzer della vita” (Merry-Go-Round of Life), composto dal leggendario Joe Hisaishi, è il vero motore emotivo della pellicola. Il ritmo del valzer, che accelera e rallenta, accompagna perfettamente i continui cambi di età e di umore di Sophie lungo tutta la storia.

Da aggiungere nei “Riconoscimenti” (un dettaglio importantissimo che mancava)

  • La Nomination agli Oscar: Oltre al Leone d’Oro e al Premio Osella che hai già giustamente inserito, vale assolutamente la pena ricordare che il film ha ricevuto la nomination ai Premi Oscar 2006 come Miglior Film d’Animazione. Anche se quell’anno non vinse (andò a Wallace & Gromit), la candidatura consacrò definitivamente l’opera a livello globale.

Dietro le quinte: Cosa voleva trasmettere Miyazaki?

La nascita di questo film è stata una vera e propria urgenza emotiva per Hayao Miyazaki, legata a doppio filo con il contesto storico dei primi anni Duemila.

  • La rabbia contro la guerra in Iraq: Miyazaki ha ammesso apertamente di aver provato una profonda rabbia per lo scoppio della guerra in Iraq (2003). Lo Studio Ghibli e il regista volevano trasmettere un messaggio radicalmente opposto alla violenza bellica che vedevano nei telegiornali. Per questo motivo, Miyazaki decise di inserire nel film scene brutali di bombardamenti dall’alto e fiamme, per far capire al pubblico – soprattutto ai più giovani – quanto la guerra sia una forza distruttiva e insensata che cancella la bellezza del mondo.
  • La rinascita dopo l’annuncio del ritiro: Inizialmente, il film non doveva essere diretto da Miyazaki, ma dal giovane regista Mamoru Hosoda, che però lasciò il progetto per divergenze creative. Miyazaki, che aveva già accarezzato l’idea del ritiro dalle scene, decise di rimboccarsi le maniche e prendere in mano la regia. Molti critici e membri dello staff hanno visto nella figura di Howl – un artista potente ma spaventato dalle sue stesse responsabilità, che trova la forza di combattere solo grazie all’amore – una metafora dello stesso Miyazaki che ritrova l’ispirazione per creare.
  • L’ispirazione visiva (I viaggi in Europa): Su cosa si è ispirato lo staff per creare quel mondo visivo così unico? Miyazaki e i suoi scenografi hanno fatto lunghi viaggi di ricerca in Europa. Oltre alla cittadina francese di Colmar, l’ispirazione per i paesaggi montani incontaminati (come la valle dove Howl regala la casa a Sophie) è nata dai mercatini di Natale e dai panorami della Svizzera. Il regista voleva contrapporre la purezza di una natura idilliaca e “vecchio stile” alla sporcizia metallica delle navi da guerra, trasmettendo un senso di nostalgia per un’Europa pacifica e a misura d’uomo.

La Magia della Musica: Il Valzer e la Canzone di Chieko Baisho

La colonna sonora del film ha avuto un successo planetario ed è considerata una delle vette artistiche della collaborazione tra lo Studio Ghibli e il leggendario compositore Joe Hisaishi.

Il brano portante del film, “Il valzer della vita” (Merry-Go-Round of Life), è un pezzo interamente strumentale (guidato dal pianoforte e dagli archi) che riproduce il ritmo di un carosello. Hisaishi lo ha concepito per rappresentare i continui sbalzi d’età e i turbamenti emotivi di Sophie. Questo brano è diventato un fenomeno culturale colossale, accumulando centinaia di milioni di ascolti in tutto il mondo ed essendo tuttora eseguito dalle più grandi orchestre sinfoniche globali.

La canzone dei titoli di coda: “Sekai no Yakusoku” (La promessa del mondo)

Nei titoli di coda del film, la musica lascia spazio alle parole con la canzone “Sekai no Yakusoku”. La melodia è stata composta da Yumi Kimura (già nota per La città incantata), ma è stata orchestrata proprio da Joe Hisaishi per il film.

A cantarla è Chieko Baisho, una celebre attrice e cantante giapponese che nel film ha fatto qualcosa di straordinario: ha doppiato Sophie sia da giovane che da anziana nella versione originale.

Cosa pensava la cantante? (Dai retroscena e dalle interviste)

La scelta di far cantare il tema finale proprio alla doppiatrice di Sophie non è stata casuale, e la stessa Chieko Baisho ha condiviso pensieri molto profondi su questa esperienza nelle interviste dell’epoca:

  • La sfida del doppio ruolo: Chieko Baisho ha raccontato che inizialmente era terrorizzata all’idea di dover dare la voce a una ragazza di 18 anni e, contemporaneamente, a una vecchietta di 90. Miyazaki però la scelse proprio perché la sua voce possedeva una “maturità senza tempo”. Quando ha registrato la canzone finale, la Baisho ha dichiarato di aver cantato non come un’interprete esterna, ma mettendo nel testo tutta l’anima e il percorso di crescita di Sophie.
  • Il significato del testo: La canzone parla di solitudine, ma anche della certezza che da qualche parte nel mondo ci sia qualcuno ad aspettarci. La cantante ha spiegato che il brano voleva trasmettere un senso di profonda speranza e pace dopo il caos della guerra visto nel film. Nelle interviste ha dichiarato: “Volevo che la mia voce accarezzasse il pubblico dopo il finale, lasciando la sensazione che, nonostante le ferite della vita, il mondo nasconda sempre una promessa di felicità”.

Il successo del brano in Giappone fu tale da spingere il singolo ai vertici delle classifiche Oricon, consacrando la voce della Baisho come il vero e proprio “abbraccio finale” del film per gli spettatori.

Il mondo del doppiaggio di questo film nasconde retroscena affascinanti, soprattutto perché Hayao Miyazaki ha un modo tutto suo di scegliere le voci: in Giappone preferisce attori di cinema e teatro anziché doppiatori professionisti di anime (seiyuu), per cercare una recitazione più naturale e realistica. In Italia, invece, la Lucky Red ha affidato il film a mostri sacri del nostro doppiaggio, ottenendo un risultato straordinario.

Ecco la tabella completa con i doppiatori principali (giapponesi e italiani), i loro pensieri, i retroscena e le difficoltà che hanno dovuto affrontare durante la registrazione:

PersonaggioDoppiatore GiapponeseDoppiatore ItalianoDifficoltà, Pensieri e Retroscena Dietro le Quinte
Sophie (Giovane e Anziana)Chieko BaishoRoberta Pellini (Giovane)
Franca Lumachi (Anziana)
Giappone: Miyazaki voleva un’unica attrice per mostrare che Sophie è la stessa persona dentro. La Baisho (allora sessantenne) faticò molto a trovare il tono giusto per la Sophie diciottenne senza sembrare finta. Alla fine ci riuscì lavorando sulla “freschezza mentale” del personaggio.

Italia: A differenza del Giappone, si scelse di usare due doppiatrici diverse. Roberta Pellini dovette lavorare molto sull’emotività e sulle sfumature dei continui “ringiovanimenti” temporanei di Sophie, mentre Franca Lumachi diede alla versione anziana quell’ironia e quella stanchezza fisica perfette, rendendola amatissima dal pubblico italiano.
HowlTakuya KimuraFrancesco BulckaenGiappone: Kimura era (ed è) una delle più grandi popstar e idoli televisivi del Giappone. Quando si propose, Miyazaki era scettico, ma appena lo sentì capì che la sua voce esprimeva perfettamente quel mix di fascino, immaturità ed egoismo tipico di Howl. Kimura registrò le battute in pochissimo tempo, impressionando lo staff per la sua capacità di passare dal tono teatrale a quello vulnerabile.

Italia: Francesco Bulckaen (voce storica di molti attori hollywoodiani) dovette affrontare la sfida di rendere Howl affascinante ma credibile anche nei suoi momenti di totale codardia o nelle scene di isteria (come la crisi per i capelli tinti male), senza farlo risultare ridicolo.
CalciferTatsuya GashuinLuigi FerraroGiappone: Gashuin, attore comico dalla voce inconfondibile, aveva già lavorato con Miyazaki (era lo spirito della rana in La città incantata). La difficoltà principale fu recitare costantemente con un tono “scoppiettante” e stridulo che ricordasse il fuoco, mantenendo però la simpatia del demone.

Italia: Luigi Ferraro fece un lavoro magistrale di adattamento, inventando un modo di parlare quasi “saltellante” e pieno di energia, diventando uno dei personaggi più iconici della versione italiana. Ferraro raccontò che mantenere quel livello di energia e di “follia controllata” per tutta la durata delle sessioni fu fisicamente stancante per la gola.
Strega delle LandeAkihiro MiwaLudovica ModugnoGiappone: Miwa è una leggenda della cultura queer e del teatro giapponese (aveva già doppiato Moro in Principessa Mononoke). Fu una figura chiave: durante la registrazione, Miwa dava consigli allo stesso Miyazaki su come comprendere la psicologia delle donne anziane e l’ossessione amorosa. La sua difficoltà fu passare dalla voce minacciosa della prima parte a quella infantile e indifesa della seconda.

Italia: La grandissima e compianta Ludovica Modugno dovette fare un lavoro speculare. La difficoltà maggiore fu proprio nella seconda metà del film: rendere la Strega tenera, svampita e un po’ rimbambita, ma mantenendo quel briciolo di egoismo latente (come quando afferra il cuore di Howl) che ricorda chi era un tempo.

Un segreto in più sul doppiaggio italiano:

Il doppiaggio italiano è stato diretto da Gualtiero Cannarsi (per conto di Lucky Red). Una delle sfide più grandi della versione italiana è stata la traduzione e l’adattamento dei dialoghi per mantenere l’atmosfera a metà tra una fiaba europea del primo Novecento e lo stile poetico tipico dello Studio Ghibli, cercando di non perdere la complessa terminologia magica legata alle maledizioni di Sophie e Calcifer.

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