Kiki – Consegne a domicilio (1989): trama completa, segreti di Miyazaki e perché è il film che ha salvato lo Studio Ghibli

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Se siete appassionati di animazione giapponese anni ’80, di coming-of-age e di quel tipo di fantasy senza cattivi, c’è un nome che dovete assolutamente recuperare: Kiki – Consegne a domicilio (titolo originale: Majo no Takkyūbin). Uscito il 29 luglio 1989, questo lungometraggio è la trasposizione dell’omonimo romanzo di Eiko Kadono ed è il film che ha trasformato lo Studio Ghibli da studio di culto a fenomeno nazionale. È scritto, diretto e prodotto da Hayao Miyazaki.

Dove Baoh era ultraviolenza e mutazioni, Kiki è pane caldo, vento di mare e la paura di non essere abbastanza bravi. Ed è proprio per questo che è durato 35 anni.

Scheda Tecnica del Film

Dettaglio TecnicoInformazioni sull’Opera
Titolo originaleMajo no Takkyūbin (魔女の宅急便)
Autore originaleEiko Kadono (romanzo, 1985)
Regia e SceneggiaturaHayao Miyazaki
Character DesignKatsuya Kondō
Art DirectorHiroshi Ōno
Studio di AnimazioneStudio Ghibli
MusicheJoe Hisaishi
CanzoniYumi Arai (Yumi Matsutoya)
Data di Uscita Giappone29 luglio 1989 (Toei Company)
Durata102 minuti
Budget¥800 milioni (circa $6,9 milioni)
Box Office Giappone¥4,3 miliardi
Distribuzione ItalianaBuena Vista Home Entertainment (DVD 2002) / Lucky Red (2013)

La Trama: Un anno di noviziato, raccontata passo passo

1. La notte della partenza. Kiki ha 13 anni, madre strega erborista (Kokiri) e padre studioso umano (Okino). Come da tradizione, deve lasciare casa per un anno con solo ciò che sa fare. Sceglie la vecchia scopa di sua madre, non quella nuova lucida, e parte con Jiji, il suo gatto nero che solo lei capisce, nella notte di luna piena.

2. L’incontro con l’altra strega. In volo incontra una strega più grande, truccata e sicura, che viaggia con la sua comitiva. La ragazza la tratta con sufficienza e le chiede, pungendola: “e tu che specialità hai?”. Kiki non ha risposta. È il primo colpo alla sua autostima.

3. L’arrivo a Koriko. Dopo una tempesta, vede dal cielo una città portuale che aveva immaginato da piccola. È Koriko, ispirata a Visby, Stoccolma, Parigi e San Francisco. L’atterraggio è un disastro: sfreccia nel traffico, un vigile la ferma. La salva Tombo Kopoli, un ragazzino con gli occhiali che costruisce una bicicletta volante e sogna l’aviazione.

4. Cercare casa. Kiki dorme la prima notte in un vagone merci. Il giorno dopo, fradicia di pioggia, entra nella panetteria Gütiokipanja. Osono, la proprietaria incinta, e Fukuo, il marito fornaio silenzioso, le offrono la mansarda in cambio di aiuto. È la prima gentilezza adulta che riceve.

5. Nasce il servizio. Kiki capisce che l’unica magia che padroneggia davvero è volare. Apre “Consegne a domicilio di una strega”. La prima cliente è una signora elegante che deve consegnare un peluche a forma di gatto nero al nipote Ket per il suo compleanno.

6. La consegna disastrosa. In volo, il vento la sbatte in una foresta. Uno stormo di corvi le strappa il pacco. Disperata, trova la baita di Ursula, una pittrice di 18 anni che vive da sola nel bosco. Ursula ripara il peluche. Per non deludere il bambino, Jiji si finge peluche per una notte, mentre Kiki recupera l’originale con l’aiuto del cane Jeff. È la prima volta che Kiki risolve un problema da sola.

7. Tombo e la festa mancata. Tombo la invita al suo club di aviazione. Kiki accetta, ma quel giorno ha troppe consegne, viene sorpresa da un temporale e torna a casa malata. Osono la cura. Per farsi perdonare, Osono le affida una consegna proprio a casa di Tombo. Lui la porta a provare la sua macchina volante. Kiki inizia a fidarsi, ma gli amici di Tombo la snobbano e lei scappa via.

8. La perdita. Il giorno dopo Kiki si sveglia e non vola più. La scopa cade a terra. Peggio ancora, Jiji miagola e lei non lo capisce più. È il panico totale. Sospende il servizio e si chiude in camera.

9. La lezione di Ursula. Ursula la va a trovare e la porta nella baita. Le racconta la sua verità: anche lei ha avuto il blocco. “Quando non riesco a dipingere, smetto. Vado a dormire, faccio una passeggiata. Poi l’idea torna”. Le spiega che volare, dipingere, non sono doni, sono muscoli. Miyazaki userà questa scena per dire che Jiji è la parte infantile di Kiki: quando lei cresce, smette di sentirlo parlare.

10. Il dirigibile. Mentre è a casa di una cliente anziana, in TV danno la diretta: un dirigibile pubblicitario si è staccato per il vento e vaga sulla città. Tombo, per aiutare, si aggrappa a una cima e resta sospeso nel vuoto.

11. Il volo finale. Kiki corre in strada, chiede in prestito lo spazzolone di un netturbino. Non è una scopa elegante, è uno strumento di lavoro. La disperazione rompe il blocco. Vola, tra la folla che la acclama, raggiunge il dirigibile che sta per schiantarsi sulla torre dell’orologio e afferra Tombo al volo.

Il film finisce con Kiki che scrive ai genitori: “Io e Jiji stiamo bene”. Ha ripreso le consegne. Jiji è innamorato di una gattina bianca e non parla più, ma Kiki sorride. È diventata adulta.

Dietro le quinte: produzione, litigi e interviste

Il progetto nasce nel dicembre 1985, quando il Group Fudosha compra i diritti. Per usare la parola takkyūbin nel titolo, coinvolgono la Yamato Transport, che all’inizio non voleva concedere il marchio. Solo il successo del film ricucirà i rapporti.

Nel 1987 Tokuma e Ghibli vengono contattati mentre stanno finendo Totoro e Una tomba per le lucciole. La regia doveva essere di Sunao Katabuchi, all’esordio, con Miyazaki produttore. Nobuyuki Isshiki scrive una prima sceneggiatura, ma Miyazaki la boccia: “troppo fredda, troppo lontana dalla mia visione”. A giugno 1988 finisce lui stesso la sceneggiatura e decide di dirigere.

È qui che nasce il conflitto con Eiko Kadono. Il suo libro era una serie di episodi leggeri dove Kiki vinceva “con il suo buon cuore”, senza traumi. Miyazaki aggiunge i corvi, la perdita dei poteri, la solitudine, il dirigibile. Kadono si arrabbia e il film rischia di saltare. Miyazaki e Toshio Suzuki vanno a casa sua, la portano in auto allo studio passando per Musashino. Le mostrano i fondali. Kadono, colpita dalla bellezza, dà l’ok.

In un’intervista per l’artbook, Miyazaki spiega il senso: “Il film ritrae il divario tra indipendenza e dipendenza nelle ragazze giapponesi contemporanee”. E aggiunge un dettaglio personale: “L’atto in cui Kiki decide di trasferirsi in una nuova città è simile a quando io dovetti andare a Tokyo per diventare disegnatore”.

Il finale con il dirigibile non c’era. La sceneggiatura originale finiva con Kiki che riceveva una torta di aringhe. Fu Suzuki a dire: “serve un climax”. Miyazaki disegnò lo storyboard del salvataggio due mesi dopo, facendo lievitare il film da 60 a 102 minuti.

Per Koriko, Miyazaki usò i taccuini del suo viaggio in Svezia del 1971, quando cercava i diritti di Pippi Calzelunghe. Visby divenne il modello principale.

La colonna sonora di Joe Hisaishi

Hisaishi compone una partitura solare, tutta pianoforte e archi. L’album uscì in quattro tappe:

  • 10 aprile 1989: Image Album
  • 25 agosto 1989: Original Soundtrack (41:45)
  • 21 dicembre 1989: Hi-Tech Series
  • 25 novembre 1992: Vocal Album

Miyazaki volle due hit anni ’70 di Yumi Arai: “Rouge no Dengon” (1975) come apertura e “Yasashisa ni Tsutsumareta nara” (1974) come chiusura. Non sono canzoni per bambini, sono quelle che una tredicenne ascolterebbe alla radio.

Nella versione Disney USA del 1997 furono sostituite da “Soaring” e “I’m Gonna Fly” di Sydney Forest, e Paul Chihara aggiunse musica dove l’originale era in silenzio. Dal 2010 sono state ripristinate le originali in tutto il mondo.

I doppiaggi completi

Giapponese 1989: Minami Takayama doppia sia Kiki che Ursula per sottolineare il parallelismo, Rei Sakuma è Jiji, Kappei Yamaguchi è Tombo, Keiko Toda è Osono.

Italiano 2002 (direzione Carlo Valli): Domitilla D’Amico (Kiki/Ursula), Ilaria Stagni (Jiji), Davide Perino (Tombo), Giò-Giò Rapattoni (Osono). Usa la base americana, con le canzoni tradotte da Gabriella Scalise.

Italiano 2013 (Lucky Red): Eva Padoan (Kiki/Ursula), Ilaria Stagni confermata come Jiji, Manuel Meli (Tombo), Roberta Pellini (Kokiri). Viene finalmente ripristinata la colonna sonora giapponese integrale.

Accoglienza, incassi e premi: fu un successo?

Fu il primo successo al botteghino di Ghibli. Con 2.640.000 biglietti vendette ¥4,3 miliardi nel 1989, più HK$4,04 milioni a Hong Kong nel 1990. Con le riedizioni ha superato i $41,8 milioni nel mondo.

La critica lo adorò. Akira Kurosawa lo citò tra i suoi film preferiti. Negli USA, Siskel & Ebert nel 1998 lo recensirono come film vero, non come “video per bambini”, dandogli due pollici in su.

Premi vinti in Giappone:

  • 12° Animage Anime Grand Prix: Miglior Anime, Miglior Personaggio Femminile (Kiki), Miglior Canzone
  • 44° Mainichi Film Award: Miglior Film d’Animazione
  • Kinema Junpo: Readers’ Choice Award
  • 13° Japan Academy Prize: Premio Speciale e Premio Popolarità
  • Golden Gross Award, Japan Cinema Association Award (Miglior Film e Miglior Regista), Agency for Cultural Affairs Best Film

Fu anche il primo film dell’accordo quindicennale Disney-Ghibli, aprendo la strada a tutto il catalogo in Occidente.

Perché recuperarlo oggi

Perché non è un film su una strega. È un film sul primo lavoro. Kiki non combatte un villain, combatte la stanchezza, il confronto con gli altri, la paura di non essere speciale. Miyazaki ha tolto la magia facile del libro per dirci una cosa più vera: il talento non è eterno, va allenato, si perde e si ritrova solo quando smetti di pensare a te stessa e aiuti qualcuno.

È anche un pezzo di storia dell’animazione: vedi nascere le pose, i panini perfetti di Osono, le nuvole di Kazuo Oga, tutto disegnato a mano. E capisci perché, trent’anni dopo, ogni ragazza che si trasferisce in una nuova città per studiare o lavorare si sente ancora Kiki sulla sua scopa.

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